BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: novità spiegate da Poletti penalizzazioni, flessibilità, anticipata, tagli

Il ministro Poletti parla delle ultime novità riguardanti la riforma delle pensioni. Temi caldi sono l'uscita anticipata e il principio di solidarietà delle pensioni più alte verso quelle più basse, con tassazioni straordinarie.




Le prospettive verso cui si orienta la riforma delle pensioni su cui sta lavorando il governo Renzi vedono al centro l’idea di abolire il trattenimento in servizio dei dipendenti pubblici. Al suo posto si introduce il pensionamento d’ufficio, che consentirà il pensionamento di un impiegato statale che ha raggiunto i 62 anni d’età e ha i requisiti di servizio necessari. Su questi punti si dibatterà il 3 settembre, giorno in cui si stabiliranno le logiche del DDL delega di riforma della Pubblica Amministrazione.

Sarà solo in autunno, però, che il ministro Poletti potrà portare a compimento una quantità di provvedimenti in ambito previdenziale tramite l’approvazione della legge di Stabilità, vero nodo cruciale per tutte le azioni di governo. Il punto fondamentale, spiega il ministro, sarà come trattare i dipendenti attualmente in cassa integrazione. L’obiettivo è quello di creare una distribuzione adeguata dei costi che consentano di andare direttamente in pensione a parte dei lavoratori che si trovano al momento in cassa integrazione, creando una sorta di ponte o scivolo tra lavoratori, imprese e fisco.

Uno dei punti cruciali è quello della flessibilità sull’età pensionabile: pur non mettendo in discussione le attuali età in cui possono andare in pensione i lavoratori, si valuteranno le risorse esistenti per aprire spazi a maggiori aperture in questo senso. La direzione però è quella di mantenere le attuali penalizzazioni per chi volesse andare in pensione prima dell’età consentita.

Poletti parla anche di ammortizzatori sociali universali, ma non è ancora chiarito su chi andrà a gravare il carico economico di questa misura. Pagheranno le imprese, ma probabilmente ci vorrà un intervento più generale che interesserà la fiscalità generale. In particolare, sulle pensioni alte potrebbero profilarsi dei contributi di solidarietà, per equilibrare quelle molto più consistenti rispetto ai contributi versati. La logica è quella di stabilire un principio di solidarietà verso le pensioni più basse da parte di quelle più alte, con dei tagli anche una tantum o anche con un ricalcolo contributivo. Il problema è che in effetti non sono moltissime le pensioni elevate, per cui il loro riassestamento potrebbe non essere sufficiente a riequilibrare il sistema pensionistico. Ovviamente, osserva Poletti a questo riguardo, tutto dipende dalla soglia che si definisce per etichettare una pensione come alta.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il