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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: novità anticipata, calcolo contributivo-retributivo, tagli. Per chi, quando e come

Il pacchetto pensioni entrerà nella prossima Legge di Stabilità, il cui varo dovrà compiersi entro il 20 ottobre 2014. Allo studio un prelievo di solidarietà.




La Legge di Stabilità dovrebbe contenere novità in materia di pensioni. L’esecutivo guidato da Matteo Renzi sarebbe intenzionato a introdurre un prelievo di solidarietà che porterebbe nelle casse previdenziali un miliardo di euro ogni anno. La cifra verrebbe impiegata in primo luogo per sostenere il reddito di coloro che dovessero perdere il posto di lavoro a pochi anni dalla pensione e dunque per evitare nuovi esodati.

Ai lavoratori che, a 4 o 5 anni dalla pensione, dovessero perdere la loro occupazione, verrebbe versato – dopo i due anni di indennità di disoccupazione - un assegno mensile di circa 750 euro per tutto il periodo necessario a maturare i requisiti per la pensione di vecchiaia. Una sorta di prestito previdenziale, scrive Roberto Mania sulle pagine de La Repubblica.

Ciascun lavoratore destinatario dell’assegno mensile di cui sopra sarebbe poi chiamato a restituire l’anticipo della pensione a rate. «La perdita sarebbe intorno al 5-6 per cento dell’assegno mensile. Un’operazione che allo Stato costerebbe circa 500-600 milioni l’anno», evidenzia Mania.

Sarebbero chiamate in causa anche le aziende, alle quali si chiederebbe un contributo per evitare il riemergere di prepensionamenti, prosegue Mania. Stando alle simulazioni dei tecnici, ogni lavoratore in uscita costerebbe alle aziende tra i 12.000 e i 15.000 euro e i lavoratori interessati potrebbero essere tra i 30.000 e i 40.000 ogni anno.

In secondo luogo, gli introiti derivanti dal contributo di solidarietà verrebbero utilizzati per sostenere la cassa integrazione in deroga, che oggi garantisce un’indennità soprattutto ai lavoratori delle piccole imprese in crisi, prosegue Mania.

Il prelievo di solidarietà potrebbe essere applicato sulla differenza tra l’assegno pensionistico che si riceve in base alle regole antecedenti la cosiddetta riforma Dini (1996) e l’importo teorico che si sarebbe invece maturato con l’applicazione del metodo contributivo. I nodi da sciogliere sono in via principale due: individuare il reddito pensionistico a partire dal quale chiedere il suddetto prelievo di solidarietà e fissare la percentuale del prelievo medesimo, sia per quanto riguarda i pensionati del settore privato sia con riferimento al pubblico impiego.

Stando a quanto riferito da Alessandro Barbera sulle pagine de Le Stampa, l’ipotesi è di chiedere un contributo di solidarietà del 10% e un blocco della indicizzazione biennale a coloro i quali percepiscono una pensione con il sistema retributivo superiore ai 3.500 euro mensili.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il