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Pensioni anzianità e vecchiaia riforma Governo Renzi: novità tagli con tassa retributivo-contributivo. Per chi, come e quando

La Legge di Stabilità, il cui varo dovrà compiersi entro il 20 ottobre 2014, dovrebbe contenere novità in materia di pensioni. Ecco le ipotesi allo studio dell’esecutivo.




La riforma pensioni è un tema caldo. Novità sono attese in seno alla Legge di Stabilità, il cui varo dovrà realizzarsi entro il 20 ottobre 2014. Il Governo Renzi vorrebbe introdurre un prelievo di solidarietà per portare nelle casse previdenziali un miliardo di euro ogni anno. Un prelievo del 10% sulle pensioni calcolato con il sistema retributivo e superiori ai 3.500 euro mensili, cui si affiancherebbe un blocco della indicizzazione biennale.

Il contributo di solidarietà muoverebbe pertanto dal prelievo applicato alla differenza tra l’assegno pensionistico che si riceve in base alle regole antecedenti la cosiddetta riforma Dini (1996) e l’importo teorico che si sarebbe maturato con il metodo contributivo. La platea colpita sarebbe quindi costituita dai pensionati che ricevono un assegno ben più alto di quello percepito dai lavoratori che sono andati in pensione dopo la riforma Dini del 1996.

Il sistema retributivo consentiva di ottenere una pensione sulla base dell’ultima busta paga e presso ministeri e uffici pubblici si concedevano scatti di carriera a pochi giorni dall’uscita dal lavoro proprio per garantirsi assegni pensionistici più elevati. Con il sistema contributivo, invece, il calcolo della pensione viene fatto tenendo in considerazione i contributi effettivamente versati.

Il contributo di solidarietà verrebbe impiegato per versare un assegno mensile di circa 750 euro ai lavoratori che dovessero perdere il posto a 4 o 5 anni dalla pensione. L’assegno verrebbe corrisposto dopo i due anni di indennità di disoccupazione, per tutto il periodo necessario a maturare i requisiti per la pensione di vecchiaia.

Si tratterebbe di fatto di un prestito previdenziale o un anticipo di pensione che dir si voglia, che andrebbe poi restituito a rate e che comporterebbe, per i lavoratori, una perdita di circa il 5% dell’assegno mensile.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il