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Pensioni usuranti e precoci riforma Governo Renzi: è scontro, per chi e come contributo solidarietà, anticipata e flessibilità

La riforma pensioni del governo Renzi punta a introdurre tagli alle pensioni più alte e un sistema di penalizzazioni che permette comunque di andare in pensione sotto l’età minima richiesta. Ma non tutti sono d’accordo.




Governo Renzi e riforma pensioni: un binomio che potrebbe lasciare il segno, se non fosse che alcuni componenti dell’esecutivo ritengono che il tema delle pensioni sia una priorità. Qualcuno, come il viceministro all’Economia, Enrico Morando bolla l’intera proposta di riforma come non impellente e neanche necessaria, al momento, a risollevare le sorti del Paese. Altri intervengono caso per caso, esprimendo perplessità o alternative.

Uno dei temi più caldi è quello dei contributi di solidarietà che servirebbero a raccogliere le coperture utili a risolvere il problema degli esodati, quei lavoratori che a causa di un errore di calcolo della riforma Fornero si trovano attualmente in un limbo in cui non percepiscono ancora la pensione ma hanno già lasciato il lavoro e quindi non hanno stipendio. In un caso meno grave, quello dei lavoratori della scuola in Quota 96, hanno già maturato le condizioni per andare in pensione secondo i criteri dell’ordinamento precedente a quello introdotto dalla Fornero, ma non possono farlo perché la nuova riforma nega loro i requisiti.

Il contributo di solidarietà si ricaverebbe tagliando le pensioni d’oro e d’argento, ossia quelle che, stando all’ipotesi più accreditata, superano la soglia dei 3.500 euro lordi calcolati secondo il metodo retributivo. Questi assegni verrebbero decurtati del 10% e subirebbero il blocco dell’indicizzazione. Parte del ricavato di questa azione potrebbe anche servire ad aumentare le pensioni minime.

Contro quest’ipotesi si scaglia Renato Brunetta dai banchi dell’opposizione, che osserva come nemmeno l’Europa richiede un simile intervento, ma è bersagliata anche dal fuoco amico di Cesare Damiano che vuole mantenere il tetto introdotto dal governo Letta (90.000 euro annui), Pietro Ichino che vuole interventi solo dove ci siano i margini e Nunzia De Girolamo che esclude qualsiasi azione mirante a ridurre le pensioni.

Il capitolo flessibilità e pensionamento anticipato non è meno irto di difficoltà. In generale l’orientamento del governo, stando alle dichiarazioni del ministro Giuliano Poletti, è quello di considerare intoccabile la soglia d’età pensionabile stabilita dalla riforma Fornero, ma ammettendo la possibilità di fare andare in pensione gli esodati e i lavoratori di aziende in crisi che hanno perso il lavoro e solo per pochi anni non raggiungono l’età pensionistica. L’ipotesi è quella di introdurre delle penalizzazioni per quei lavoratori che si ritirassero prima dell’età minima richiesta. Ma anche su questo punto il terreno è tutto da spianare.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il