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Pensioni donne e uomini riforma Governo Renzi: novità data decisiva chi, quando e come su anticipata, contributo solidarietà,tagli

Il problema della differenza dell’età pensionabile di uomini e donne è uno dei temi allo studio nella riforma pensioni del governo Renzi. Ma non sembra comunque essere una priorità.




La riforma delle pensioni che il governo Renzi sta studiando ha tra i propri temi caldi anche quello della distinzione tra lavoratori e lavoratrici in relazione all’età pensionabile.

La riforma Fornero del 2011 ha stabilito che fino al 31 dicembre 2015 le donne potranno andare in pensione prima degli uomini. Il prezzo è però che il calcolo del proprio assegno pensionistico venga effettuato esclusivamente in base all’ammontare dei contributi versati. Le lavoratrici dipendenti devono avere raggiunto un’età anagrafica di almeno 57 anni, mentre le autonome 58. A questi va aggiunto l’aumento stimato secondo la speranza di vita a partire dal primo gennaio 2013. I contributi devono ammontare a quelli corrispondenti a 35 anni di servizio.

Stando al dettato della riforma Fornero, se le donne sono avvantaggiate sui tempi pensionistici, di contro pagano questo beneficio a caro prezzo, perché le lavoratrici che scelgono di calcolare l’assegno della propria pensione solo sulla base dei contributi lo troveranno più debole del 25-30% rispetto a quello che sarebbe stato come derivazione del calcolo attuato con il sistema misto. Un taglio che risente comunque anche dell’età anagrafica della lavoratrice, della carriera svolta e dell’ammontare dei contributi versati.

Come si comporterà il governo Renzi in merito al trattamento di questa normativa? Stando agli orientamenti finora trapelati, questo criterio dovrebbe essere tenuto in un regime di proroga. Per avere idee chiare sugli orientamenti dell’esecutivo occorrerà comunque attendere fino al varo della legge di Stabilità, che conterrà le risorse disponibili per sostenere eventuali azioni di sostegno a una maggiore flessibilità nei pensionamenti.

Il ministro Giuliano Poletti sottolinea a questo proposito che si sta facendo un’analisi precisa delle risorse gestibili, condizione preliminare ineludibile per potere modulare qualsiasi soluzione. L’obiettivo è creare un contributo di solidarietà attraverso l’applicazione di tagli alle pensioni più ricche. Sembra comunque che il governo sia più intenzionato a trattare le numerose emergenze lasciate scoperte dalla riforma Fornero (in primo luogo esodati e Quota 96) piuttosto che aumentare i gradi di libertà concessi alle donne nel ritiro dal lavoro. Ad ogni modo si attenderanno risposte più chiare il 29 agosto, data del varo del decreto Sblocca Italia e poi in autunno con la legge di Stabilità.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il