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Pensioni anzianità, vecchiaia, uomini, donne, precoci e usuranti ultime notizie governo Renzi in questi giorni

Novità e ultime notizie sulle varie ipotesi di riforma pensioni riguardano soprattutto l’introduzione di nuovi margini di flessibilità. L’obiettivo è permettere ai lavoratori beneficiare dell’uscita anticipata al costo di penalizzazioni.




Il governo Renzi pensa a una riforma pensioni capace di introdurre nuove forme di flessibilità nell’impianto dell’attuale legislazione varata dal governo Monti nel 2011. L’obiettivo è di dare modo ad alcune fasce di lavoratori di andare in pensione prima del conseguimento delle condizioni imposte dalla riforma Fornero, a patto di accettare delle penalizzazioni economiche sul valore della propria pensione.

Per quanto riguarda le donne, la riforma Fornero sancisce che fino al 31 dicembre 2015 potranno andare in pensione prima degli uomini, ma in questo modo il loro assegno viene calcolato solamente sulla base dei contributi versati. I calcoli portano a un assegno pensionistico ridotto del 25-30% rispetto al valore che avrebbe avuto grazie al calcolo derivante dall’applicazione del il sistema misto contributivo e retributivo. L’orientamento del governo Renzi, espresso finora, è quello di mantenere questa modalità in un regime di proroga.

In linea più generale, lo studio di nuove modalità che permettano di beneficiare di un pensionamento anticipato a patto di subire una penalizzazione economica sta impegnando il governo su varie ipotesi. Innanzi tutto si dà la possibilità di pensionamento con Quota 100, ossia con 65 anni di età anagrafica e 35 anni di contributi; c’è però anche l’opportunità di  uscire in anticipo all’età di 62 anni con 35 anni di contributi versati, ma incorrendo in forti penalizzazioni; altra alternativa è quella di permettere al lavoratore di svolgere la propria professione in modalità part-time fino al raggiungimento dell’età pensionabile e dei requisiti richiesti, percependo però fino alla pensione uno stipendio più basso con il vantaggio di mantenere invariate le modalità di versamento dei contributi e quindi senza subire decurtazioni sul valore della proprio assegno pensionistico.

Un altro modello in studio è il cosiddetto prestito pensionistico. Il lavoratore in pratica otterrebbe dall’INPS un anticipo sulla pensione finale che restituirà mediante una penalizzazione di alcune decine di euro mensili sull’assegno pensionistico finale.

Tutte queste modalità potrebbero interessare sia le normali pensioni di vecchiaia sia quelle che portano i lavoratori impegnati in attività usuranti a un pensionamento anticipato.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il