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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: novità della settimana

Le ultime novità di fine agosto sulla riforma pensioni del governo Renzi. Si punta a tagliare le pensioni più ricche.




L’obiettivo del governo Renzi di completare al più presto una riforma pensioni che sostituisca e corregga quella della Fornero non è di facile conseguimento, ma l’esecutivo si sta impegnando per affrontare una quantità di problematiche alquanto complesse nel tempo più breve possibile.

Sul tavolo si trovano temi come la soluzione del problema degli esodati, l’aumento delle pensioni minime, il via libera al pensionamento dei lavoratori della Quota 96. Ovviamente nulla è possibile senza individuare le coperture finanziarie in grado di sostenere il peso delle nuove pensioni e l’attenzione dell’esecutivo è tutta proiettata a valutare come ottenere nuovi introiti.

La linea che potrebbe prevalere è quella di intaccare le cosiddette pensioni d’oro e d’argento. Si tratta delle pensioni che sono state calcolate secondo le vecchie normative in base a una logica retributiva e non contributiva. Queste pensioni risultano largamente più generose rispetto a quelle che oggi è possibile ricevere al termine della vita lavorativa attiva in conseguenza dei contributi versati. Il ministro Giuliano Poletti sostiene la proposta di tagliare parte della differenza tra la pensione percepita e la parte risultante dal calcolo contributivo. In pratica, l’idea sarebbe quella di decurtare un 10 percento dalle pensioni che superano i 3.500 euro mensili lordi calcolati secondo il criterio retributivo. Questa è l’ipotesi avanzata inizialmente da Yoram Gutgeld, il consigliere economico di Matteo Renzi.

Un’alternativa è sostenuta da Tito Boeri, Fabrizio Patriarca e Stefano Patriarca, che vorrebbero un intervento più marcato da parte dello stato sulle pensioni più ricche. La proposta è di sottrarre il 20% della differenza tra l’assegno attuale e quello risultante dal calcolo contributivo sulle pensioni tra 2 e 3.000 euro, il 30% su quelle tra 3 e 5.000 euro e il 50% su quelle sopra i 5.000 euro.

Contrastano questi orientamenti numerosi esponenti del governo. Per esempio Enrico Morando, viceministro all'Economia, è convinto che ritoccare le pensioni non sia una priorità dell’azione di governo, mentre bisogna porre il focus su lavoro, giustizia, pubblica amministrazione e fisco. Nunzia De Girolamo è intransigente: a suo parere non bisogna riformare affatto l’attuale assetto pensionistico. Pietro Ichino invita il governo a stare attento a toccare solamente quelle pensioni in cui la differenza tra il valore derivante dal calcolo retributivo e quello contributivo sia fortemente divergente: è importante “distinguere dove la differenza è rilevante e dove no”. Di avviso analogo anche il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti. Dall’opposizione si leva la voce di Renato Brunetta che contesta al governo di occuparsi di una faccenda che non è richiesta all’Italia neppure dalla BCE.

I sindacati incalzano il governo facendo presente che non saranno disponibili ad accettare tagli alle pensioni come strumento per sostenere economicamente le azioni del governo. Da una parte Angeletti (UIL) è radicale e in generale non vuole nessun intervento sulle pensioni, gli altri sindacati sono più possibilisti e in qualche modo attendono maggiore concretezza nelle proposte del governo. Dal canto suo, il sottosegretario al ministero dell’Economia, Pierpaolo Baretta, ha dichiarato che sul contributo di solidarietà non c’è ancora nulla di deciso. E aggiunge che comunque una pensione da 3.500 va considerata come tipica di un reddito tendenzialmente alto, lasciando in qualche modo aperto il fronte delle discussioni su come dosare le decurtazioni.

Ad ogni modo, i fondi che deriverebbero dai tagli alle pensioni più ponderose creerebbero un contributo di solidarietà che potrebbe permettere di risolvere da una parte il problema degli esodati e dei lavoratori che, vittime di una crisi che ha portato al fallimento l’azienda di cui erano dipendenti, sono a un passo dalla pensione ma non hanno né i requisiti e l’età per ritirarsi né possono sperare di trovare un’altra occupazione. Questi ultimi sono casi in cui è opportuno pensare a delle condizioni di flessibilità che la riforma Fornero non prevede. Poletti osserva che una soluzione può essere quella di consentire un pensionamento anticipato al prezzo di qualche penalizzazione da definire. Un’altra ipotesi che potrebbe portare a un impiego virtuoso del contributo di solidarietà è quello di allocarne una quota per rimpinguare le pensioni minime.

Si dovrà comunque attendere la fine di agosto per conoscere in modo più chiaro l’indirizzo del governo sul tema pensioni, ricavando indizi chiari già nel decreto Sblocca Italia del 29 agosto.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il