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Riforma Pensioni: nuove interventi e dichiarazioni Renzi, Ichino, Brunetta, Zanetti, Morando, sindacati

La riforma pensioni del governo Renzi è in piena fase di dibattimento. Anche i membri dell’esecutivo esprimono pareri discordanti.




Il dibattito sulla riforma delle pensioni in fase di sviluppo da parte del governo Renzi interessa tutte le aree dell’esecutivo. Se da una parte il ministro Poletti punta a intervenire con tagli significativi da imporre sulle pensioni d’oro e d’argento e vuole introdurre nuovi aspetti di flessibilità sulle condizioni in cui si può andare in pensione, alcuni esponenti del governo presentano obiezioni.

Tra i più critici Enrico Morando e Nunzia De Girolamo. Il primo, viceministro all’Economia, afferma che il tema delle pensioni non deve essere una priorità del lavoro di questo governo, che dovrebbe concentrarsi su problemi più urgenti quali il lavoro, la giustizia, una riforma della pubblica amministrazione e il fisco. Nunzia De Girolamo (Ncd) osserva invece che l’impianto della riforma Fornero non dovrebbe essere in alcun modo stravolto e soprattutto non dovrebbero essere pensati tagli alle pensioni.

Pietro Ichino (Sc) sollecita il ministro Poletti a definire in modo preciso la linea di demarcazione tra le pensioni effettivamente molto alte e quelle in cui la differenza tra il valore derivante dal calcolo retributivo e quello contributivo sia irrilevante. Quelle che si discostano poco non dovrebbero essere toccate. Di avviso simile anche il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti: “Parlare di contributi di solidarietà sulle pensioni più alte può essere sbagliato e pure iniquo se poi non si distingue adeguatamente tra quelle che sono frutto di elevate contribuzioni versate e quelle che non lo sono. Bassa o alta che sia una pensione, fino a quando corrisponde alla contribuzione versata, nasce da soldi che ci ha messo chi la percepisce”. Non si devono toccare le pensioni più ricche, dunque, ma solo quelle troppo distanti dal capitale dei contributi versati.

Dall’opposizione la voce più aspra che si solleva è quella di Renato Brunetta (Fi). A suo avviso il governo è impelagato nella definizione di un intervento che non è richiesto all’Italia neppure dalla BCE.

I sindacati incalzano il governo. Il segretario generale aggiunto della CISL, Annamaria Furlan ha dichiarato: “Il ministro Poletti deve spiegare cosa intende per pensioni ‘d’oro’: se s’intende pensioni di 15.000 euro ben venga, ma se invece si intende chi ha una pensione di 1.500 o 2.000 euro andiamo a chiedere ai soliti noti di dare ulteriori contributi”. Contemporaneamente chiede al governo di rivalutare le pensioni medie e basse, non più rivalutate da 16 anni.

Il segretario confederale della UIL, Domenico Proietti,  rimarca che l’Italia è “il paese d’Europa con la più alta tassazione sulle pensioni, che raggiunge il 24%, mentre nella media è del 12,5%”. Alla sua voce si è aggiunta quella del segretario generale Luigi Angeletti, secondo cui per principio non si può pensare di risolvere i problemi economici dello Stato intervenendo sulla previdenza. In questo senso la UIL di dice pronta a dare battaglia come si converrà a qualsiasi proposta che sfrutta le pensioni per sostenere la legge di Stabilità.

Aperta parzialmente al dialogo la posizione di Vera Lamonica, segretario confederale della CGIL: “Se si parla di ricalcolo contributivo ci metteremo d’accordo, non siamo contrari. Ma se si affaccia l’ipotesi di intervenire sulle pensioni retributive allora per noi è inaccettabile”.

A tagliare i discorsi avversi è il sottosegretario al ministero dell’Economia, Pierpaolo Baretta, che ha smentito le voci secondo le quali il governo avrebbe già preso delle decisioni sul contributo di solidarietà e sui tagli alle pensioni. Insomma: ancora la partita su questo tema è assolutamente aperta.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il