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Pensioni precoci e usuranti riforma Governo Renzi: cambiamenti realmente importanti o davvero minimi. E scontro in esecutivo

Difficile dire al momento quali esiti porterà la riforma pensioni del governo Renzi. Molti i problemi da risolvere e diversi i punti di vista su come affrontarli.




Difficile al momento dire se il governo Renzi introdurrà nella riforma delle pensioni un capitolo dedicato a rinnovare la normativa inerente al pensionamento dei lavoratori che svolgono mestieri usuranti. La riforma Fornero non prevede particolari logiche che interessano questa categoria di lavoratori e negli anni passati i sindacati si sono scontrati in modo duro con il governo anche su questo argomento.

Di certo il ministro Giuliano Poletti punta a risolvere il problema delle pensioni anticipate che riguarderebbero quei lavoratori che si trovano senza lavoro e senza pensione pur avendo maturato i requisiti e l’età pensionabile in base alla legge vigente prima della riforma varata dal governo Monti. Sono i cosiddetti esodati, una delle conseguenze più eclatanti e drammatiche dei difetti della riforma Fornero.

In generale l’orientamento di Poletti è quello di non alterare l’età anagrafica minima attualmente fissata che dà diritto alla pensione. Ma il problema degli esodati sicuramente può essere risolto, a patto di trovare adeguate coperture. Una di queste potrebbe arrivare dalla creazione di un contributo di solidarietà che le pensioni più ricche potrebbero dare. In altri termini l’ipotesi al vaglio è quella di intervenire con dei tagli mirati sulle pensioni più abbienti per creare un fondo utile a finanziare le difficoltà di lavoratori che non hanno accesso alla pensione e nello stesso tempo non possono lavorare. A questi si somma una numerosità di dipendenti aziendali che si trovano al momento in cassa integrazione e che per effetto della crisi potrebbero ritrovarsi a uscirne senza più un lavoro, perché la loro azienda è fallita o semplicemente perché saranno licenziati.

Da una parte il governo punterebbe a creare un ammortizzatore sociale universale, capace di risolvere proprio questi problemi. Il peso economico di questo ammortizzatore potrebbe essere sostenuto principalmente dalle stesse aziende, ma si devono studiare delle integrazioni anche di tipo fiscale generale. Dall’altra parte si pensa di usare il contributo di solidarietà anche per rimpinguare le pensioni minime.

Al momento comunque il dibattito tra i vari componenti governativi è aperto e gli orientamenti vanno da chi sostiene che la riforma sulle pensioni non è importante, a chi non vuole toccare l’impianto della riforma Fornero, a chi vuole che si faccia attenzione a non penalizzare pensioni alte ma che comunque sono il frutto quasi integrale di contributi versati nel corso della propria vita professionale. D’altro canto, anche dietro le pressioni dei sindacati che non intendono accettare tagli sulle pensioni che non siano più che giustificati, il sottosegretario al ministero dell’Economia, Pierpaolo Baretta ha precisato che in effetti il governo al momento non ha deciso nulla di definito sul contributo di solidarietà.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il