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Riforma pensioni Renzi: per chi e come funziona con contributivo, 62 anni-35 contributi, quota 100, prestito, prelievo solidarietà

Il governo Renzi al lavoro sulla riforma pensioni. Le principali ipotesi in cantiere.




Capire ad oggi quale sia l’indirizzo del governo Renzi in merito alla riforma delle pensioni che andrebbe a sostituire o comunque a correggere i difetti della riforma Fornero è quasi impossibile. Il dibattito che attualmente stanno intrattenendo i vari esponenti del governo, così come l’onda alterna di dichiarazioni e successive repentine smentite, rendono arduo comprendere quali siano i veri propositi di questo esecutivo. Riassumiamo le principali ipotesi in cantiere in riferimento a due temi centrali: la copertura finanziaria e l’introduzione di nuovi modelli di flessibilità nell’anticipazione dell’accesso alla pensione.

L’idea proposta dal ministro Giuliano Poletti è quella di tagliare le pensioni più ricche e creare un contributo di solidarietà con il quale finanziare le esigenze economiche dei vari aspetti in attesa di soluzione. Questa proposta si può declinare in diversi modi.

Il primo è quello suggerito dal consigliere economico di Matteo Renzi, Yoram Gutgeld. Si tratta di assegnare una riduzione di circa il 10% a quelle pensioni che al momento attuale godono di un assegno superiore a 3.500 euro mensili calcolato sulla linea delle logiche del metodo retributivo. A queste pensioni dovrebbe essere applicato il congelamento dell’indicizzazione.

Il secondo è ancora più capillare ed è stato elaborato da Tito Boeri, Fabrizio Patriarca e Stefano Patriarca. A loro avviso si dovrebbero ridurre gli assegni retributivi di una certa aliquota per renderli più simili agli stessi come risulterebbero se calcolati secondo il metodo contributivo. In particolare, il taglio che si dovrebbe apportare sarebbe il 20% calcolato sul differenziale tra valore retributivo e valore contributivo delle pensioni comprese tra 2 e 3.000 euro, il 30% tra 3 e 5.000 euro e il 50% per quelle superiori.

Queste proposte, che hanno destato il risentimento e l’opposizione dei sindacati, rimangono comunque ancora allo stato di ipotesi di discussione. Renzi stesso e il sottosegretario al ministero dell’Economia, Pierpaolo Baretta, hanno dichiarato che il governo non ha preso ancora nessuna risoluzione a riguardo.

Un altro punto caldo è quello della creazione di nuovi ambiti di flessibilità, ossia di pensionamento anticipato a prezzo di una penalizzazione economica. Tra le ipotesi in fase di studio: uscita anticipata con prestito pensionistico e sistema contributivo; possibilità di uscita con Quota 100, con 65 anni di età e 35 di contributi; uscita anticipata a 62 anni di età e 35 anni di contributi ma subendo significative penalizzazioni; passaggio al lavoro part-time, che permette al lavoratore di scegliere di limitare il proprio orario di lavoro, con l’effetto immediato di ricevere uno stipendio più basso, pur mantenendo invariati i versamenti dei contributi.

A questi si aggiunge il prestito pensionistico, che permette di ricevere dall’INPS un anticipo sulla pensione finale per far uscire prima il lavoratore, a due anni dal raggiungimento dal pensionamento effettivo; questo debito verrà ripagato attraverso una penalizzazione di alcune decine di euro mensili sull’assegno pensionistico che si andrà a percepire.

Infine ci sarebbe l’ipotesi contributiva, in base alla quale il lavoratore dipendente può accedere alla pensione all’età di 57 anni se nella pubblica amministrazione, 58 se lavora per un’azienda privata, a condizione di avere maturato 35 anni di contributi effettivi; in questo caso l’assegno pensionistico sarà calcolato su base esclusivamente contributiva.

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Autore: Sara Melchionda
pubblicato il