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Pensioni donne e uomini novità riforma Governo Renzi del mese di Agosto fino ad oggi tra dichiarazioni e ipotesi

Novità pensioni tra ipotesi di uscita anticipata e flessibile per categorie di lavoratori e contributo di solidarietà per altre: situazione e previsioni




Si discute ancora di riforma pensioni e possibili novità che possano prevede un’uscita anticipata e flessibile dal lavoro, soprattutto per determinate categorie di lavoratori, come usuranti e precoci. Ma il premier Renzi, nonostante l’apertura a modifiche della legge pensionistica attuale, ha sempre ribadito come non sia necessario stravolgere la riforma Fornero, ma solo pensare a modifiche.

Ed anche secondo il sottosegretario Baretta, bisognerebbe solo “Intervenire sui buchi lasciati aperti dalla legge Fornero. Nella fretta l’ex ministro ha lasciato scoperti una serie di casi che ancora adesso stiamo affrontando situazione per situazione. I più famosi sono gli esodati oppure quello dei 4mila professori tenuti al lavoro con le nuove norme. La soluzione sta nel trovare strumenti strutturali. Bisogna introdurre la flessibilità in uscita che manca. La Fornero ha previsto che chi vuole restare a lavoro dopo i 66 anni, e fino a 70, veda rivalutata la sua pensione. Nella stessa logica, ma con un meccanismo rovesciato, si può prevedere che chi abbandona prima dei 66 anni, questo limite non va assolutamente toccato, si ritrovi con un assegno minore”.

Secondo quanto previsto settimane fa da Baretta “Se vado via, modalità facoltativa, vedrò la mia pensione diminuire. Quanto? Io non ho ancora fatto calcoli precisi, ma ci sono centri studi che hanno ipotizzato a una riduzione tra il 4 e il 9%. Il tutto in base agli anni di anticipazione e in relazione allo stato dei conti”. Si tratta, come del resto anticipato mesi fa, di una soluzione che, seppur con penalizzazioni, permetterebbe di uscire prima dal lavoro a coloro cui risulta difficile maturare i requisiti oggi richiesti dalla legge Fornero, che hanno iniziato cioè a lavorare da giovanissimi, o impegnati in attività decisamente troppo pesanti, sia fisicamente che mentalmente.

E nel frattempo, il ministro è tornato a rilanciare sulla possibilità di introdurre un nuovo contributo di solidarietà sulle pensioni calcolate con sistema retributivo e che risultano oltre una certa soglia stabilita. Secondo le stime, potrebbero essere interessate dalla misura oltre i 2mila euro anche se il ministro del Lavoro non ha ancora indicato alcuna soglia specifica.

Le ipotesi sul tavolo dell'esecutivo sono ancora quelle del Commissario Cottarelli che fissavano la soglia  sopra i 3000-3500 mila euro lordi al mese. Per tali pensioni, il contributo di solidarietà dovrebbe essere del 10-15% e sarebbe previsto anche un blocco della indicizzazione biennale per coloro che percepiscono una pensione con il sistema retributivo sempre sopra tale soglia. La misura, per quanto contestata dagli interessati, in realtà potrebbe essere definita equa e non sottrarrebbe nulla a nessuno, considerando che il taglio del 10-15% colpirebbe quell’in più che i pensionati percepiscono rispetto ai contributi effettivamente versati.

Secondo Maurizio Gasparri: “Renzi è già quasi alla canna del gas. Il ministro Poletti lo ha detto chiaramente: il premier vuole colpire le pensioni, considerando alte le erogazioni da tremila euro lordi, pari a mille e cinquecento euro al mese. 'E questa l'asticella del governo, pronto a massacrare pensionati che non possono certo essere considerati ricchi”. Preoccupato sul futuro delle pensioni e l’avvento di un nuovo prelievo anche Maurizio Sacconi, secondo cui “Questo indurrebbe una più generale insicurezza nei pensionati, sulle loro aspettative di vita e sui loro consumi”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il