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Blocco contratti, stipendi statali smentite e conferme ma riforma pubblica amministrazione continua con circolare Madia permessi

Dal primo settembre dimezzati permessi sindacali e distacchi: parte la riforma della P.A. Caos su blocco stipendi degli statali




Mentre è atteso per venerdì 29 agosto in Cdm il decreto Sblocca Italia, prendono il via le misure definite dalla riforma della Pubblica Amministrazione: a partire dal prossimo primo settembre scatteranno, infatti, i dimezzamenti di permessi sindacali e distacchi. ¬Il ministro Madia ha, infatti, firmato la circolare sul taglio, dove si precisa che “La riduzione è  finalizzata alla razionalizzazione ed alla riduzione della spesa pubblica”.

La circolare prevede inoltre che “entro il 31 agosto tutte le associazioni sindacali rappresentative dovranno comunicare alle amministrazioni la revoca dei distacchi sindacali non più spettanti. Il rientro nelle amministrazioni dei dirigenti sindacali oggetto dell'atto di revoca avverrà nel rispetto del contratto collettivo nazionale quadro sulle prerogative sindacali ,nonché delle altre disposizioni di tutela”.

La circolare spiega, infine, che “il dipendente o dirigente che riprende servizio al termine del distacco o dell'aspettativa sindacale può, a domanda, essere trasferito, con precedenza rispetto agli altri richiedenti, in altra sede della propria amministrazione quando dimostri di aver svolto attività sindacale e di aver avuto il domicilio nell’ultimo anno nella sede richiesta ovvero in altra amministrazione anche di diverso comparto della stessa sede”. La misura dovrebbe riguardare circa mille persone e dovrebbe produrre, secondo le stime, un risparmio di 10,2 milioni di euro.

E’, intanto, caos sulla situazione del blocco contratti e stipendi per i dipendenti statali, tra annunci e smentite. Nonostante, infatti, il premier Renzi e il sottosegretario Delrio smentiscano tale possibilità, per molti si profila come un’eventualità che potrebbe interessare non pochi lavoratori. E il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, si augura che “il governo non voglia proseguire su una strada sbagliata. Il blocco è un fatto gravissimo: i dipendenti pubblici sono gli unici che hanno il reddito fermo da otto anni. Qualcuno dice che sono comunque dei privilegiati, ma forse confonde la massa dei lavoratori con i grandi dirigenti. Ormai il grosso del pubblico impiego è fatto da persone che sono appena al di sopra dei 1000 euro al mese. È una vicenda pericolosa non solo per gli interessati ma per tutta la pubblica amministrazione, che viene danneggiata: non c'è più nessun progetto, non si affrontano i problemi, come dimostra anche la vicenda del ricambio generazionale”.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il