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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: novità, si lavora realmente su tre aspetti principali.

Novità pensioni e possibili meccanismi di uscita anticipata e flessibile allo studio dell’esecutivo: ipotesi e risorse necessarie




Mentre si vanno delineando nuova riforma della scuola e venerdì arriva in Consiglio dei Ministri il decreto Sblocca Italia, si continua a parlare di pensioni ed emerge sempre più forte la necessità di modificare l’attuale sistema previdenziale che sta penalizzando moltissimi lavoratori, a partire da quei Quota 96 della scuola, ancora delusi dall’ennesimo blocco nel loro cammino verso la pensione. Per riuscire a cambiare la legge Fornero si pensa oggi a tre sistemi in particolare: assicurare un’uscita anticipata e flessibile, come del resto ribadito dal ministro del Lavoro Poletti e dal sottosegretario Baretta, attraverso il prestito pensionistico, che permetterebbe di andare in pensione qualche anno prima rispetto ai 66 anni oggi richiesti dalla riforma Fornero ricevendo un anticipo dell’assegno finale che dovrà essere poi restituito una volta maturata la pensione reale; uscire con quota 100 (vale a dire con 65 anni di età e 35 di contributi); andare in pensione anticipata a62 anni e 35 anni di contributi con penalizzazioni definite in base all’anno in cui si decide di lasciare prima dei 66 anni; e infine con sistema contributivo per tutti, vale a dire estendendo la possibilità di andare in pensione prima (57 anni per i dipendenti e 58 per gli autonomi) calcolando la propria pensione esclusivamente con sistema contributivo anche agli uomini. Si riceverebbe in questo caso un assegno minore.

Altra possibilità al vaglio sarebbe quella di aumentare le pensioni, estendendo anche ai pensionati quel bonus di 80 euro già garantito ai lavoratori dipendenti che percepiscono meno di 26 euro l’anno, ma si starebbe lavorando anche sulla riduzione Irpef. In realtà, la situazione non è poi così semplice: non sembra ci sia, infatti, la possibilità di allargare il bonus a pensionati e lavoratori autonomi come Renzi avrebbe voluto. Ma bisognerà attendere i nuovi dati per capire cosa effettivamente si potrà fare.

Ed è tornata poi in ballo l’ipotesi di introdurre un contributo e prelievo di solidarietà, che dovrebbe interessare coloro che percepiscono pensioni che superano i 3-3.500 euro, anche se non è stata ancora effettivamente fissata la soglia oltre la quale si potrebbe applicare il prelievo, che potrebbe servire a trovare soldi da reinvestire in una logica redistributiva proprio per le pensioni. Il nodo sono le risorse che potrebbero portare ad un tassazione e proprio alla scelta di applicare un contributi di solidarietà sulle pensioni più alte, anche se finora smentito.

Altrimenti le risorse dovrebbe arrivare da una seria spending review: secondo la Consip, la società che svolge attività di consulenza, assistenza e supporto nell’ambito degli acquisti di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche, circa sei miliardi dovrebbero derivare dalla razionalizzazione dei centri di costo, cioè dagli organi addetti all’acquisto di forniture per gli uffici pubblici; inoltre, secondo il commissario Cottarelli, le centrali di spesa della P.A. dovrebbero passare da 30 mila a 200, riduzione che porterebbe un risparmio di circa 4,5 miliardi di euro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il