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Pensioni anzianità e vecchiaia riforma Governo Renzi ultime notizie: si lavora su cambiamenti per tre punti principali

Meccanismi di uscita anticipata e flessibile, bonus 80 euro anche ai pensionati e contributo di solidarietà: come potrebbero cambiare le pensioni




La riforma pensioni Renzi punta su tre fronti principali per modificare l’attuale riforma Fornero: troppo rigidi i requisiti richiesti, troppi errori da correggere e troppe le richieste di modifica arrivate da lavoratori e forze politiche e sociali. Nulla purtroppo è stato fatto finora, a causa, soprattutto, della mancanza di risorse necessarie per mettere in atto le misure pensate, ma si continua a lavorare e il prossimo appuntamento, come annunciato dal ministro del Lavoro Poletti già lo scorso mese, dovrebbe essere quello della Legge di Stabilità di ottobre.

Fino ad allora si continuerà a lavorare su tre fronti: sistemi di uscita anticipata e flessibile, da prestito pensionistico, ad estensione del sistema contributivo per tutti fino al 2018, all’uscita anticipata con quota 100 (65 anni di età e 35 di contributi); alla possibilità di andare in pensione prima a 62 anni e 35 anni di contributi accettando penalizzazioni. Le altre ipotesi prevedono l’estensione del bonus di 80 euro per i pensionati e riduzione Irpef; e il ritorno di un contributo di solidarietà per le pensioni più alte calcolate con metodo retributivo, anche se resta da definire l’asticella oltre la quale verrà applicato il prelievo.

Ma il capogruppo di Forza Italia alla Camera Brunetta ha ricordato: “Ai tanti smemorati della maggioranza, ricordiamo che il contributo di solidarietà sulle pensioni più alte esiste già. Lo ha previsto la legge 486 del 2013: gentile lascito del governo Letta. Tale contributo colpisce tutte le pensioni superiori a circa 5.000 euro netti al mese. Con una progressione che va dal 6 al 18% per quelle superiori a 195.000 euro lordi l'anno, circa 10.000 netti al mese. In quest'ultimo caso la somma delle due aliquote (quella erariale ed il contributo) porta ad un prelievo marginale di circa il 65%. Siamo al limite dell'esproprio. Chi condanna senza appello il metodo retributivo non tiene conto del fatto che quand'esso era operante la speranza di vita degli italiani era di gran lunga minore di quella attuale. Il ricalcolo è stato detto che va applicato solo ai benestanti. Si avrebbero, in questo modo, due diversi sistemi di calcolo: vantaggioso per i meno abbienti, punitivo per gli altri. Il tutto, naturalmente, in barba al principio d'eguaglianza”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il