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Amnistia e Indulto: novità della settimana. I lavori riprendono in Parlamento anche dopo Riforma Giustizia

Nessun accenno a indulto e amnistia nella nuova riforma Giustizia: cosa cambia e attesa per testo unificato sulle misure di clemenza




“Ci sono tutte le misure annunciate”: così il ministro della Giustizia Orlando ha annunciato la nuova riforma che sembra rivoluzionare il mondo della Giustizia, soprattutto per due punti fondamentali che sarebbero una nuova durata del processo civile (massimo un anno) e l’introduzione della responsabilità civile dei magistrati, misura basata sull’assunto che ‘chi sbaglia paga’ e che, come facilmente immaginabile, ha già sollevato diverse polemiche. Mancano, però, riferimenti alle misure di indulto e clemenza, per cui si attende ancora la presentazione del testo di legge unificato dei quattro ddl in esame.

Sembra, però, che sia in programma mercoledì 3 settembre in commissione Giustizia, la ripresa della discussione sui disegni di legge su amnistia e indulto. I quattro ddl, come si ricorderà, sono quelli presentati dai senatori Luigi Compagna, Luigi Manconi, Enrico Buemi, Lucio Barani più altri cofirmatari, misure auspicate dal presidente della Repubblica Napolitano ma contro cui continuano fermamente a schierarsi Lega, Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

Sulle misure della riforma della Giustizia, il ministro Orlando, in particolare, ha spiegato: “Sulla giustizia civile un primo intervento ridurrà il flusso in entrata, per non portare di fronte al giudice tutte le controversie. Abbiamo individuato una serie di disincentivi: una scelta diversa sulle compensazioni delle spese, un disincentivo per cause temerarie. Il secondo stadio riguarda la selezione della domanda di giustizia, che sarà sempre significativa: le domande più urgenti vengono da imprese e famiglia”.

E “Per questo pensiamo un tribunale con competenze più ampie per le imprese e ad un tribunale che sia di riferimento unico per la famiglia”. Inoltre, sulle intercettazioni, specifica “nessuno vuole mettere bavagli o ridurre lo strumento investigativo, ma solo studiare gli strumenti più idonei a evitare la diffusione di notizie che non hanno rilevanza penale, fermo restando il confronto con gli editori e i direttori dei giornali”.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il