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Pensioni precoci e usuranti riforma Governo Renzi: cambiamenti, confronto con attuale sistema anticipata e contributo solidarietà

Come funziona il sistema pensionistico attuale e cosa potrebbe cambiare con modifiche allo studio e introduzione prelievo di solidarietà




La riforma pensioni Fornero sta suscitando ormai da anni discussioni volte a modificarne delle parti, mentre altri ne chiedono la completa cancellazione. Troppo rigidi i suoi requisiti e manca di equità. La legge Fornero ha, infatti, innalzato l’età pensionabile per tutti, portandola a 66 anni e tre mesi fino al 2015, età che si adeguerà col passare degli anni all’aspettativa di vita.

E per tutti è stato introdotto il sistema di calcolo della pensione con sistema contributivo e non più retributivo, vale a dire che tutti calcoleranno la loro pensione in base esclusivamente ai contributi versati durante la loro attività e non ricevendo nulla di più.

E ciò significa che la pensione sarà calcolata con il sistema retributivo per l'anzianità maturata fino al 2011 e con il sistema contributivo per l'anzianità maturata dal 2012, anno di entrata in vigore della nuova riforma, in poi. Inoltre, dal primo gennaio 2013 si applica a tutti il meccanismo correlato alla speranza di vita, con che cambierà ogni due anni. Chi matura i requisiti pensionistici prima del 2021, per accedere alla pensione di vecchiaia dovrà aver raggiunto un’età minima non inferiore a 67 anni, e sono previsti incentivi per chi prosegue l'attività lavorativa fino a 70 anni.

Tali regole non piacciono, soprattutto a determinate categorie di lavoratori, come i precoci e gli usuranti che, per via del tempo o dell’impegno costante e profondo, sia fisicamente che intellettualmente, speso nella propria attività professionale, sono quasi incapaci di raggiungere tali requisiti per andare finalmente in pensione. Ed è anche per questo motivo che piovono ormai da mesi richieste di maggiore flessibilità e uscite anticipate.

E sarebbero diverse le soluzioni al vaglio del governo che offrirebbero al lavoratore la possibilità di andare in pensione prima rispetto alla soglia dei 66 anni oggi necessari. Si parte dall’uscita anticipata a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni; al prestito pensionistico, per lasciare qualche anno prima rispetto ai 66 anni, percependo dall’Inps un anticipo sulla pensione da restituire con penalizzazioni di qualche decina di euro sull’assegno finale; all’uscita con Quota 100, a 65 anni e con 35 anni di contributi; all’estensione del sistema contributivo per tutti, sia donne che uomini, con calcolo della propria pensione esclusivamente con metodo contributivo e ricevendo un assegno mensile decurtato del 25-30%

E per permettere l’uscita anticipata, nonché per cercare di aumentare le pensioni minime si pensa di nuovo ad un prelievo di solidarietà sulle pensioni più alte, che potrebbe toccare pensioni mensili di 3mila, 3.500 euro al mese, ma si potrebbe partire anche dai 2mila euro netti al mese, e chi percepisce tale somma mensile riceverebbe 1.532; chi percepisce 2.500 euro, ne avrebbe 1.831; chi ne percepisce 3.300 euro, ne avrebbe 2.282 al mese; chi ne percepisce 3.800 ne avrebbe al mese 2.563; chi ne percepisce 4mila, 2.676 euro; chi ne percepisce invece 4.500 riceverebbe una pensione di 2.958 euro; e così via, applicando un taglio del 10% sulla cifra che si percepisce.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il