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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: novità uscita anticipata, 80 euro, reversibilità, baby pensionati, invalidità

Modificare la riforma pensioni Fornero e il governo Renzi riparte da baby pensioni e pensioni di invalidità e reversibilità: le novità




Rivedere la riforma pensioni Fornero con la prossima Legge di Stabilità: questo l’annuncio di qualche tempo fa del ministro del Lavoro Poletti, poi smentito, in quanto avrebbe parlato solo di idee da sviluppare piuttosto che di interventi puntuali, oggi ritornato in ballo. Sarebbe, dunque, ottobre il nuovo tempo limite di cambiamento del mondo previdenziale, mentre domani, mercoledì 3 settembre, si potrebbe fare il primo passo visto che torna in discussione il ddl delega di riforma alla P.A. dove sarà affrontato il tema del prepensionamento degli statali. E ricominciare la discussione significa riaprire il dibattito su possibili interventi che andrebbero estesi poi anche ai privati.

Al vaglio, come da mesi ormai accade, diverse possibilità di uscita anticipata e flessibile: dalla pensione a 62 anni di età e 35 di contributi con penalizzazioni, all'introduzione del prestito pensionistico, al ritorno di un sistema di quote, alla proroga della cosiddetta opzione donne che potrebbe essere estesa però anche agli uomini e prorogata fino al 2018.

L’ostacolo principale da superare è quello delle risorse: la situazione economica italiana non è delle più rosee e sembra da archiviare anche l’idea di introdurre un contributo di solidarietà sulle pensioni alte pensato per accumulare risorse che sarebbero comunque state reimpiegate per le pensioni, per consentire ad esempio l’uscita anticipata o per gli esodati. Ma secondo le novità e ultime notizie, questa possibilità sembra stia per tramontare.

E così la riforma pensioni Renzi riparte da possibili nuovi interventi sulla riduzione delle pensioni di reversibilità e invalidità, dal ricalcolo delle pensioni sulla base dei contributi effettivamente versati che sarebbero decisamente inferiori rispetto agli assegni calcolati esclusivamente con sistema retributivo. Allo studio del governo anche un nuovo intervento sulle baby pensioni, su chi, cioè, ha lasciato il lavoro a 40 anni circa, dopo 20 anni di lavoro per gli statali, 25 per i dipendenti degli enti locali. Secondo Confartigianato, tra questi, circa 17 mila hanno smesso di lavorare a 35 anni di età, mentre altri 78 mila sono andati in pensione tra i 35 e 39 anni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il