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Pensioni anzianità e vecchiaia Governo Renzi: riforma novità in Agenda 1000 Giorni prestito, anticipata, contributivo donne

Cosa potrebbe cambiare per il mondo delle pensioni con nuovo piano mille giorni del governo Renzi: ipotesi di uscita anticipata e sistemi flessibili




Possibile riduzione delle pensioni di reversibilità e revisione di quelle di invalidità, intervento sulle baby pensioni, e probabilmente tramonterà l’ipotesi di introdurre il prelievo di solidarietà sulle pensioni più alte, operazione già ritenuta illegittima quando fu proposta dal governo Letta, e ingiusta secondo molti, anche se quelle risorse sarebbero state comunque riutilizzate sempre in ambito pensionistico per consentire l’uscita anticipata o a sostegno degli esodati. Di novità e ultime notizie sulle pensioni si dovrebbe tornare a parlare da domani, mercoledì 3 settembre, quando si tornerà a parlare di prepensionamenti degli statali con il ddl delega di riforma della P.A.

E poi si potrebbe arrivare a modifiche concrete nella prossima Legge di Stabilità, anche se il ministro Poletti, qualche giorno fa, ha chiarito che ogni suo riferimento a cambiamenti alle pensioni nella prossima Legge di Stabilità era solo un’idea e non un intervento concreto. Novità possibili anche dopo la presentazione dell’Agenda che in mille giorni dovrebbe rimettere in piedi il Paese.

E Renzi, annunciando i nuovi piani di lavoro, rivendica l’importanza del bonus di 80 euro per i redditi medio-bassi e dice: Non torniamo indietro sugli 80 euro: cercheremo di allargare il bonus, senza però creare false aspettative. Gli 80 euro sono una scommessa politica che può piacere o meno, ma sono la più grande riduzione di tasse mai fatta e di aiuto al ceto medio. Si potevano dare ad altri? Noi riteniamo che si debbano dare al ceto medio per aiutare i salari dei lavoratori”.

Si parla anche della possibilità di estendere l'aumento degli 80 euro anche ai pensionati che ricevono assegni mensili minimi, mentre non c'è nulla su uscita anticipata e flessibile, prestito pensionistico, rinnovo del sistema contributivo donna anche agli uomini, quota 100 (65 anni di età e 35 di contributi), e ipotesi di uscita a 62 anni e con 35 anni e penalizzazioni. Sono del resto queste le ipotesi al vaglio ormai da tempo del governo per modificare l’attuale riforma pensioni, che ha penalizzato molte categorie di lavoratori con i suoi rigidi requisiti di pensionamento. Tutte le soluzioni indicate prevedono, però, sistemi di penalizzazioni per rendere appunto tali meccanismi sostenibili dal punto di vista economico.

Per esempio, il prestito pensionistico permetterebbe al lavoratore di andare in pensione qualche anno prima rispetto ai 66 oggi richiesti ricevendo un anticipo sulla pensione finale che però una volta maturati i requisiti richiesti dovrà essere restituito attraverso trattenute mensili di qualche decina di euro; con il sistema di uscita anticipata a 62 anni e 35 di contributi si sarebbe, invece, soggetti ad un sistema di penalizzazioni modulate in base agli anni di anticipo di uscita dal lavoro, fino a 62 anni.

Previsti però, di contro, anche incentivi per chi resta a lavoro fino a 70 anni. Con il sistema contributivo, sia per uomini che per donne, si andrebbe incontro ad una decurtazione del 25, 30% sull’assegno finale calcoolato appunto con metodo contributivo e non retributivo con possibilità di lasciare, però, il lavoro a 57 anni per i dipendenti e a 58 per gli autonomi.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il