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Pensioni anzianità e vecchiaia riforma Governo Renzi: novtà della settimana. Numerose e significative

Da nuove dichiarazioni del ministro Poletti a contributo di solidarietà e lavoro part time per uscita anticipata dal lavoro: cosa cambierà davvero per le pensioni?




E’ stata una prima settimana di settembre piuttosto impegnativa per il governo Renzi alle prese con riforma della Giustizia, riforma della Scuola, ripresa dei lavori sulla riforma della P.A., con novità pensioni e prepensionamento statali. Ma in questo senso tutto sembra ancora molto vago. Nonostante il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, abbia ribadito: “Cercheremo di mettere nella Legge di Stabilità uno strumento per le persone avanti nell'età del lavoro, che non hanno ancora maturato il diritto alla pensione. Dobbiamo trovare il modo per far sì che chi perde il lavoro e non può ritrovarlo abbia almeno un reddito minimo per poter arrivare alla pensione. Dobbiamo quindi aiutare chi si ritrova senza lavoro e senza pensione”, il nuovo blocco dei contratti e degli stipendi per i dipendenti pubblici annunciato dal ministro Madia non fa ben sperare.

A motivare il nuovo stop per 2015 i problemi di crisi economica che il nostro Paese sta vivendo e la conseguente mancanza di risorse, problema che si ripercuote anche sulla mancata soluzione per il pensionamento dei Quota 96 della scuola, e sulla riforma pensioni in generale. Se, infatti, l’obiettivo è intervenire sulla riforma pensioni attuale per garantire maggiore flessibilità e possibilità di uscita anticipata, mancando le coperture finanziarie necessarie, diventa difficile attuare cambiamenti.

Diverso sarebbe se si riuscissero ad accumulare nuove risorse e per farlo si teme possa essere smentita la rassicurazione, giunta solo qualche giorno dallo stesso premier Renzi, secondo cui non si sarebbe andati avanti sull’introduzione del contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro. In realtà, solo prelevando ‘qualcosa’ da coloro che ricevono pensioni più alte si potrebbero mettere da parte risparmi che verrebbero comunque riutilizzati per la previdenza stessa.

Nuove risorse potrebbero derivare anche dal’estensione della cosiddetta opzione contributivo per le donne, anche agli uomini, magari prolungandola fino a fine 2017, come proposto. Il taglio degli assegni mensili pensionistici che, per chi sceglie tale possibilità di uscita anticipata, sarebbe di circa il 25-30%, rappresenterebbe importanti risparmi per lo Stato. E si è tornati a parlare di part time.

Con la ripresa dei lavori sul ddl delega di riforma della P.A., per permettere il prepensionamento degli statali, si è tornati a discutere della possibilità di poter scegliere di cambiare il contratto di lavoro da full time a part time, a patto che manchino 5 anni al raggiungimento della pensione, e in questo caso si percepirebbe uno stipendio ridotto del 50% ma si manterrebbero comunque i contributi pagati regolarmente. Si tratta di un’iniziativa già partita, a livello regionale, e in via di sperimentazione, nel Lazio.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il