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Pensioni usuranti e precoci riforma Governo Renzi: novità della settimana tra indicazioni positive e negative

Sistemi di uscita anticipata ancora allo studio e possibilità di intervento pensioni per accumulare nuove risorse: situazione e nuove dichiarazioni ministro Poletti




Aumento di 80 euro anche per i pensionati che percepiscono assegni minimi; revisione delle pensioni di reversibilità, invalidità, e baby pensioni; estensione di una no tax area per pensionati che percepiscono fra i 7.500 e gli 8mila euro; ma si torna a paventare anche la possibilità di introdurre un contributo di solidarietà sulle cosiddette pensioni, la cui asticella dovrebbe essere fissata sulla soglia dei 3mila, 3.500 euro al mese: si tratta di interventi allo studio del governo che permetterebbero di accumulare nuove risorse da dover poi reimpiegare nella previdenza stessa, per gli esodati e per permettere a chi lo volesse quell’uscita anticipata che si rincorre ormai da troppo tempo.

L’idea di intervenire su determinati settori per produrre risparmi è resa necessaria dall’attuale situazione di crisi economica che il nostro Paese sta attraversando e che ha portato giovedì scorso il ministro Madia ad annunciare, anche per il 2015, il blocco degli stipendi e di nuovi contratti per il pubblico impiego. La motivazione di tale decisione è stata proprio la mancanza di risorse, segno che per il governo, senza soldi, sta diventando sempre più difficile poter lavorare come vorrebbe.

Dimostrazione di questa situazione di crisi anche il mancato accenno al caso dei Quota 96 della scuola, 4mila lavoratori, tra personale Ata e insegnanti, che aspettano di andare finalmente in pensione dopo quasi tre anni dal raggiungimento dei requisiti pensionistici. E per loro, così come del resto per gli esodati, si continua a vivere in una condizione di limbo, nella speranza di qualcosa che cambi.

E in una situazione del genere,sembra difficile, come auspicato dallo stesso premier Renzi, puntare alla nuova legge pensionistica tedesca come modello da seguire. In Germania la nuova riforma pensioni permette di andare in pensione anticipata a 63 anni con 45 di contributi, ma si tratta di un sistema cui si è fortemente opposto già mesi fa il ministro Padoan, perché in Italia questo sistema non sarebbe sostenibile.

Bene, invece, pensare, come proposto già mesi fa, di estendere l’opzione contributivo donne anche agli uomini e fino al 2018. Con questo sistema di calcolo delle pensioni, infatti, lo Stato riuscirebbe a incassare molti risparmi. Scegliendo infatti l’opzione contributivo per l’uscita anticipata dal lavoro, si potrebbe andare in pensione a 57 anni per i dipendenti e a 58 anni per gli autonomi, accettando, però, di calcolare il proprio assegno finale con sistema appunto contributivo, il che significherebbe ricevere una pensione ridotta di circa il 30% rispetto a quella che si avrebbe calcolandola con sistema retributivo. E le percentuali di pensione in meno sugli assegni dei lavoratori sarebbero, invece, un ‘guadagno’ per lo Stato.  

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il