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Tasi e IMU 2014: quando si paga, aliquote e detrazioni prima rata. Esempi e calcolo online prima casa, seconda casa, terreni

Tasi su prime e seconde case: quanto costerà agli italiani e come si calcola. Saranno i Comuni ancora una volta a stabilire aliquote e detrazioni




In tutti i Comuni in cui lo scorso 16 giugno non si è pagata la prima rata Tasi 2014 si dovrà pagare il prossimo 16 ottobre. Si tratta di quei Comuni che entro la scorsa scadenza fissata (23 maggio) non sono riusciti a deliberare le nuove aliquote di pagamento e che ora hanno tempo di farlo fino al prossimo 18 settembre. Come l’Imu, infatti, anche la Tasi va pagata in due rate: coloro che hanno già pagato a giugno dovranno versare il saldo il 16 dicembre, chi invece deve pagare ancora la prima rata lo farà il prossimo 16 ottobre con pagamento del saldo sempre fissato al 16 dicembre. 

Nei Comuni che, infine, non riuscissero a comunicar la delibera con le nuove aliquote 2018 nemmeno entro il 18 settembre, si pagherà tutto il 16 dicembre. Per il calcolo Tasi si parte dalla stessa base imponibile dell’Imu: si parte cioè dalla rendita catastale che va rivalutata del 5%, il risultato va moltiplicato per il coefficiente dell’immobile in questione e, alla somma ottenuta, andranno applicate le aliquote decisee dai diversi Comuni ed eventuali detrazioni. 

Per la prima casa, l’aliquota può arrivare allo 0,25%, i Comuni possono alzarla di un ulteriore 0,08% portandola allo 0,33%, mentre per tutti gli altri immobili, con l’aumento eventuale dello 0,8 per mille, si passerebbe dallo 10,6 all’11,4 per mille. La Tasi, diversamente dall’Imu, la pagano sia proprietari che inquilini, a questi ultimi va il pagamento di una percentuale compresa tra il 10 e il 30% della somma totale.  A decidere saranno sempre i Comuni. 

L’Imu, invece, su tutti gli immobili diversi dalle abitazioni principali. Secondo Confedilizia, “I dati diffusi dalle Finanze non provano assolutamente che la Tasi sia più leggera dell’Imu prima casa. Rispetto al 2011 le imposte sulla casa sono addirittura triplicate. L’analisi delle delibere che stanno via via approvando le varie amministrazioni mostra una tendenza all’utilizzo sempre più esteso dell’aliquota massima del 2,5 per mille o, addirittura, di quella del 3,3 per mille che i Comuni dovrebbero compensare con detrazioni di pari entità ben difficili da verificare”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il