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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: blocco stipendi statali e quota 96. Promesse mancate e segnali negativi per Italia

Come cambiare le pensioni nonostante mancanza di risorse, ecco le possibili soluzioni




Risolvere l’intricata questione dei Quota 96 della scuola e permettere i tanti agognanti aumenti di stipendio per i dipendenti pubblici avrebbe certamente risollevato umori e morali di quanti nel corso di questi ultimi mesi, se non anni non aspettavano altro che veder migliorare la loro condizione lavorativa o vedersi riconosciuta una pensione già raggiunta. Ma ogni aspettativa è stata ancora una volta delusa dal governo Renzi. La responsabilità sarebbe da attribuire alla mancanza di risorse economiche necessarie per agire su certi comparti.

Mancano soldi per cui non si possono sbloccare i contratti e prevedere aumenti di stipendio e non si possono nemmeno mandare in pensione i 4mila lavoratori della scuola che sarebbero già in pensione se non fosse entrata in vigore la riforma pensioni Fornero. Mancano i soldi per mettere poi in atto quei meccanismi di uscita anticipata dal lavoro pensati per coloro incapaci di maturare i rigidi requisiti oggi imposti, nonché coloro che in prossimità della pensione perdono il lavoro.

Per quest’ultimo caso, sembra che lo stesso ministro del Lavoro stia lavorando ad un nuovo strumento di indennità di disoccupazione che consisterebbe nell’erogazione di un assegno mensile di circa 750 che verrebbe dato al lavoratore in attesa che maturi la pensione effettiva. Resta da capire se una volta in pensione andrà restituito esattamente come prevede lo schema del prestito pensionistico. Per il resto, qualcosa potrebbe muoversi nonostante la mancanza di soldi con meccanismi a costo zero o che addirittura portino risparmi e nuove risorse. 

Facciamo riferimento, in particolare, al contributo di solidarietà che, seppur smentito più volte, è ancora in discussione e rappresenta una giusta soluzione oggi a detta di molti; e alla possibilità di estendere l’uscita anticipata con sistema contributivo, finora valido solo per le donne, anche agli uomini e fino al 2018. In entrambe i casi si metterebbero da parte nuove risorse: nel primo caso dal prelievo del 10% sulle pensioni più alte, nel secondo dal taglio di circa il 25-30% sugli assegni calcolati con sistema contributivo. E le risorse accumulate verrebbero usate poi proprio per uscita anticipate ed esodati. 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il