Gli spot televisivi finiscono in tv, ma rinascono sul web

Il New York Times scopre e racconta come la rete assicuri agli spot una vita oltre la 'morte televisiva'



Descrivendo un fenomeno che ricorda le dinamiche descritte da Chris Anderson nella teoria della Long Tail, il New York Times (finalmente) scopre e racconta come la rete assicuri agli spot una vita oltre la "morte televisiva".

L'adilà telematico ha varie forme: oltre il tunnel brilla una luce fatta di video-sharing network come Youtube o Google Video, dove gli utenti caricano (tra le altre cose) anche i loro ads preferiti, oppure ha l'aspetto di veri e propri ads archive come AdvertisementAve.com e Adcritic.com. Quando non ci pensano gli altri, sono gli stessi committenti degli spot come Volkswagen a raccoglierli sul proprio sito istituzionale.

Last but not least, ci sono siti e blog specializzati nell'analizzare i capolavori e le "croste" figli della dura arte dell'advertising, come il nostro SpotAnatomy o l'americano AdRants.

Insomma, fuori dagli angusti confini della televisone, la pubblicità entra nella rete e grazie ad essa vive nuova e più longeva vita, trascende i confini della nazione che l'ha prodotta, a volte diventa oggetto di culto. Di certo, se ben fatta, rende mille volte l'investimento iniziale. Hai detto niente.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il