L'Iva sull'auto è detraibile al 50% secondo la Corte di giustizia europea

Con gli ultimi conti di Padoa Schioppa, che aveva scovato cinque miliardi tra le pieghe delle entrate pubbliche, sembrava che la prossima finanziaria fosse a posto



Con gli ultimi conti di Padoa Schioppa, che aveva scovato cinque miliardi tra le pieghe delle entrate pubbliche, sembrava che la prossima finanziaria fosse a posto. E invece no: oggi pomeriggio la Corte di giustizia europea ha bocciato le norme italiane sulla detraibilità dell’iva.

In sostanza la Corte dice che sulle auto per gli operatori economici (per i quali oggi la detraibilità dell’iva è del 15%) e sui beni e servizi necessari per utilizzarle (per i quali non è prevista alcuna detrazione) l’iva deve essere detraibile al 50%.

Non solo, ma l’ingiunzione ha valore retroattivo fino al 2003. I conti sono presto fatti: lo Stato incasserà, secondo il centro studi Promotor (struttura di ricerca specializzata sul mercato dell'automobile), 2,5 miliardi di euro in meno all’anno. Cifra che, moltiplicata per i quattro anni tra il 2003 e il 2006, fa poco più di 10 miliardi di euro.

Risultato? Tutto da rifare. “Le ripercussioni saranno di pesante entità e non eludibili” afferma Vincenzo Visco, viceministro dell’Economia, aggiungendo: “Sarà dunque inevitabile, perché non si creino scompensi ulteriori nell'equilibrio della finanza pubblica, individuare misure compensative equivalenti”.

La sentenza delle Corte è arrivata in seguito ad un procedimento avviato dalla società Stradasfalti che nel 2004 aveva presentato la richiesta per il rimborso dell’iva pagata tra il 2000 e il 2004. L’Agenzia delle entrate ha risposto picche e così la società ha portato la questione sul tavolo del giudice europeo, il quale ha stabilito che le norme italiane in materia sono incompatibili con le regole europee.

Il ministero, in una nota, dribbla la questione affermando che le auto aziendali non sono sempre usate al 100% a fini lavorativi. Questo in Italia è particolarmente vero, ma denunciare su un modulo qual è la percentuale d’uso extra aziendale del veicolo sembra una foglia di fico destinata più che altro a sollevare nuove polemiche e a implicare ulteriori macchinose (e costose) formule di controllo.

Naturalmente la faccenda viene respinta come “l’ennesima, pesante eredità lasciata dal governo Berlusconi al centrosinistra”. In realtà la norma sull’indetraibilità risale al 1983, spiega Gian Primo Quagliano, direttore del Csp. Secondo le regole di Bruxelles, il divieto di detrazione può essere introdotto, ma solo a titolo provvisorio e per motivi di carattere congiunturale. Al contrario la norma è stata prorogata di anno in anno e oggi piomba sui conti come un macigno.

La retroattività fino al 2003 è legata al fatto che le detrazione dell’iva fa parte delle dichiarazioni fiscali di fine anno, nelle quali sono compresi gli ultimi quarantotto mesi. L’esborso pubblico, perciò, diventa inevitabile. Per gli anni precedenti, invece, si profilerebbe la necessità di un ricorso ad hoc facoltativo e si tratta di capire – quando la questione assumerà dei contorni più nitidi – quali saranno le mosse del governo.

Certo è che, tappato un buco, si è aperta una voragine. Il fantasma di ulteriori tagli in finanziaria, asetticamente definiti “misure compensatorie”, uscito dalla porta, fa ora capolino alla finestra.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il