Considerazioni sull'alleanza tra Vodafone e Fastweb annunciata oggi

Un po’ come per Telecom anche per Fastweb non si sa ancora nulla di più di quei vaghi annunci sull’accordo con Vodafone Italia usciti oggi sulla stampa



Un po’ come per Telecom anche per Fastweb non si sa ancora nulla di più di quei vaghi annunci sull’accordo con Vodafone Italia usciti oggi sulla stampa eppure le speculazioni sono già arrivate e in queste ore la compagnia guidata da Stefano Parisi incassa rialzi notevoli superiori al 3%. Praticamente telefonini e rete e servizi che convergono fra le due telecom. Chiaro a questo punto per il mercato che la mediacompany di Tronchetti (e di Murdoch) fa paura, tuttavia sembra un po’ meno chiaro lo scenario europeo. In realtà la strategia di collaborazione con la rete fissa fa parte, per Vodafone, di un progetto globale che va nella direzione della tanto famigerata convergenza fra le varie piattaforme nelle telecom: dai telefonini a internet.

Non a caso l’accordo con la malmessa compagnia italiana delle fibre ottiche segue di pochi giorni un accordo di Vodafone con Bt. La lettura quindi di un accordo in chiave anti-Telecom, pur avendo un ovvio fondamento, va anche contestualizzata nel processo generale di concentrazione che attraversa l’Europa delle telecomunicazioni e che a breve porterà a un bagno di sangue da cui usciranno solo pochi giganti continentali.

I nomi già ci sono e il primo è proprio quello di Rupert Murdoch che, alle difficoltà italiane, unisce quelle britanniche con la concorrenza sempre più accesa con Bt. La notizia rimbalza oggi da un’intervista rilasciata a The Guardian, nella quale si rivela ciò che in piccolo stiamo vivendo anche in Italia: la convergenza porta a sovrapposizioni e a scontri fra gruppi prima paralleli. Oggi tutti chiedono a Mediaset (come se ne avesse i numeri...) se ha mire su Fastweb e a Tarek Ben Ammar se sta facendo da mediatore.

In realtà forse si manca un po’ di prospettiva. Di certo l’accordo commerciale annunciato fra Fastweb e Vodafone fa chiaramente vedere un “asse sempre più definito” per la compagnia che aveva promesso e poi smentito una quotazione italiana. Telecom e la Newscorp stanno chiaramente dall’altra parte e potrebbero anche regalare sorprese straniere in futuro in caso di successo dell’operazione Aol per Tronchetti Provera.

Di fronte a tutto questo le beghe da cortile italiano fanno veramente ridere. Ci viene inoltre da fare una considerazione, in questi giornji qualcuno sostiene che Tim sarà venduta e che così si andrà nella direzione opposta a quella della convergenza inaugurata con l’operazione opposta varata un anno fa. A noi francamente sembra improbabile che, se lo spin off dovesse avvenire e portare anche ad una proprietà diversa, la nuova società decida di allearsi con qualcun altro che non sia l’asse Tronchetti-Murdoch.

In finanza tutto è possibile e anche le banche hanno sicuramente più peso di quanto sembri in queste strategie, tuttavia a noi sembra davvero un parricidio improbabile. A meno che la tecnologia non renda troppo presto obsoleta la Tim, cosa che non avverrà tanto a breve (wi fi permettendo...).

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il