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Pensioni uomini e donne riforma Governo Renzi: novità due cambiamenti importanti realizzabili. Ma è scontro nella maggioranza

Uscita anticipata e flessibile, meccanismi al vaglio, bonus di 80 euro anche per i pensionati, contributo di solidarietà: i temi della questione pensioni




Tra risorse mancanti e necessità di cambiamenti, continua ad esser piuttosto aperto il dibattito sulle pensioni, continuando a creare divergenze di opinioni tra le stesse forze politiche. Mentre c’è infatti chi, come il ministro Poletti, il sottosegretario Baretta o Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro, auspicano interventi per uscita anticipa e flessibile, c’è invece chi, come Forza Italia, sostiene sia prioritario agire con altri interventi.

A partire dall’aumento delle pensioni più basse, estendendo anche ai pensionati quel bonus di 80 euro già in vigore per i lavoratori dipendenti che percepiscono meno di 26 euro l’anno. C’è chi auspica inoltre sgravi fiscali e riduzione Irpef. D’altro canto, c’è chi continua a ribadire che la riforma pensioni Renzi dovrebbe basarsi sui sistemi, finora definiti, di uscita anticipata.

Tre, in particolare, i meccanismi di cui si è discusso finora: uscita anticipata e flessibile con prestito pensionistico, che permetterebbe di andare in pensione prima rispetto ai 66 anni richiesti dalla riforma pensioni Fornero con un anticipo dell’assegno finale da restituire maturata i requisiti normali richiesti per la pensione; andare in pensione anticipata a62 anni e 35 anni di contributi e accettando una serie di penalizzazioni definite in base all’anno in cui si decide di uscire prima dei 66 anni; ed estensione del sistema contributivo per tutti anche agli uomini, permettendo così di andare in pensione prima, a 57 anni per i dipendenti e a 58 per gli autonomi, calcolando interamente la propria pensione con metodo contributivo, accettando pertanto un assegno minore.

Ed è caos, invece, sulla possibilità di introdurre un contributo di solidarietà, per le  pensioni che superano i 3-3.500 euro, e che potrebbe servire a mettere da parte soldi da reinvestire in una logica redistributiva proprio per modificare la previdenza. Considerando, infatti, che l’ostacolo da superare per intervenire sulle pensioni è quello delle risorse, mancanti, con tale prelievo si potrebbero avere nuovi dolsi da reinvestire. Ma c’è chi, come lo stesso Renzi, non è d’accordo su tale prelievo, perché le pensioni di 2, 3 mila euro non sono poi così ‘d’oro’.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il