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Pensioni ultime notizie Governo Renzi: riforma, soldi non ci sono per cambiamenti ma per rinnovo stipendi statali e tagli tasse

Riforma pensioni Renzi ancora al palo per mancanza di risorse ma soldi ci sarebbero per altri interventi. Quali sono i veri motivi per cui non si agisce sulla previdenza?




Mancano soldi e risorse per intervenire sulla riforma pensioni, anche con interventi minimi come la possibilità di garantire un’uscita anticipata e flessibile ad alcune categorie di lavoratori, penalizzati dalle attuali norme pensionistiche, ma dopo l’annuncio del premier Renzi che intende tagliare le tasse sul lavoro, la conferma del bonus di 80 euro per i dipendenti pubblici e la possibilità di sbloccare gli stipendi degli statali, contrariamente a quanto annunciato dal ministro Madia, soprattutto per le forze dell’ordine, la situazione sembra diventare piuttosto confusa e controversa, perché, se mancano le risorse, come si può intervenire su questi comparti?

E se le risorse ci fossero perché non agire prima sulla previdenza, situazione che sta diventando piuttosto urgente, o chiudendo il caso dei Quota 96 della scuola? Sembra difficile rispondere a queste domande e probabilmente si tratta di quesiti che non troveranno facile soluzione, considerando che, se ci si pensa, i soldi per intervenire sulla riforma pensioni Fornero si potevano trovare anche solo con l’introduzione del prelievo di solidarietà sulle pensioni più alte, oltre i 3mila euro, come dicevano il ministro del Lavoro Poletti e Baretta, o con meccanismi che avrebbero potuto prevedere un’uscita anticipata ma con sistemi di penalizzazioni, come il contributivo donna, che avrebbe fatto risparmiare soldi o anche con piani a costo zero, come, per esempio, il prestito pensionistico.

L’uscita anticipata e flessibile con prestito pensionistico permetterebbe, per esempio, di andare in pensione prima rispetto ai 66 anni richiesti dalla riforma pensioni Fornero con un anticipo dell’assegno finale da restituire maturata i requisiti normali richiesti per la pensione e in questo caso si tratterebbe di unn meccanismo a costo zero, perché al lavoratore verrebbe erogata in anticipo una somma che comunque gli spetterebbe con la sua pensione finale, né più e né meno.

Sarebbe come se la sua pensione gli venisse erogata in due tranche: con l’anticipo e una volta maturati i requisiti normali. Altra possibilità a costo sostenibile, quella di andare in pensione anticipata a62 anni e 35 anni di contributi ma con penalizzazioni definite in base all’anno in cui si decide di uscire prima dei 66 anni.

E ci sarebbe poi il sistema contributivo, da allargare anche agli uomini, che permetterebbe sì di andare in pensione prima, a 57 anni per i dipendenti e a 58 per gli autonomi,ma  calcolando interamente la propria pensione con metodo contributivo, accettando pertanto un assegno minore del 25-30% rispetto a quanto si avrebbe con un assegno calcolato con metodo retributivo.

Si tratta, dunque, di piani economicamente sostenibili ma che, probabilmente, in maniera volontaria vengono accantonati dal governo cui forse manca, fondamentalmente, il coraggio di andare a toccare una riforma, quella delle pensioni Fornero, che è l’unica al momento, secondo le previsioni, capace di assicurare risparmi. E si tratta, tra l’altro, di una somma non di poco contro: ben 80 miliardi di euro di benefici entro il 2021.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il