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Pensioni ultime notizie Governo Renzi: riforma, interventi e nuove dichiarazioni Padoan, Premier, Fassina, Poletti, Brunetta

Sempre più confusa e controversa la questione pensioni: poche al momento le soluzioni ma tante le posizioni delle diverse forze politiche




La questione pensioni divide e continua a creare dibattiti nelle stesse forze interne della politica italiana. Se qualche sera fa il premier Renzi, ospite di Porta a Porta, ha assicurato che non ci saranno tagli alle pensioni, salvando pertanto coloro che temevano di essere colpiti dal contributo di solidarietà; che si cercherà di destinare parte delle risorse che dovrebbero derivare dalla spending review ad estendere il bonus di 80 euro anche ai pensionati che ricevono assegni mensili minimi; ma nessun altri intervento previsto nella prossima Legge di Stabilità, il ministro del’Economia Padoan ha ribadito quanto aveva già annunciato tempo fa.

Per il ministro dell’Economia non è ancora arrivato il tempo giusto per toccare le pensioni e fino a quando non saranno recuperate nuove risorse non si potrà intervenire con modifiche al sistema pensionistico attuale, permettendo maggiore flessibile in uscita e aumenti delle pensioni più basse”, specificando che “gli obiettivi dei tagli di spesa terranno conto del quadro economico peggiorato. Tutta la spending review è un’operazione altamente politica: si tratta di individuare le priorità, e in un periodo di risorse limitate. È un’operazione politica valutare se la spesa che si è accumulata nel tempo si debba considerare acquisita o se non si debba ripensare”.

Dalla parte delle modifiche alla riforma pensioni, il ministro del Lavoro Poletti e Baretta che, nei loro interventi, pur consapevoli che nella prossima Legge di Stabilità non vi sarà alcun intervento concreto a favore di un’uscita anticipata, ci credono ancora, forse gli unici, e pensano a possibili soluzioni sostenibili, attraverso piani come, prestito pensionistico, estensione del sistema contributivo anche agli uomini, o uscita anticipata 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni. Anche Brunetta ritiene, comunque, che oggi servano “solo due riforme, quella del fisco, nel senso di ridurre le tasse e del mercato del lavoro, nel senso di rendere tutto più flessibile. Tutto il resto non serve e tutte le riforme su cui si sono affannati Mario Monti e Enrico Letta sono inutili se non dannose.

E ironizza: “Sarebbe ora di finirla con la retorica delle riforme. Se ne sono fatte, da Monti in poi, più di 40, e l’Italia non è mai stata peggio di così. Quaranta riforme inutili, se non dannose. Quasi sempre controriforme. L’elenco è lungo: i due provvedimenti Fornero su mercato del lavoro e pensioni, che hanno prodotto, rispettivamente, un milione di disoccupati in più e una spesa per esodati superiore ai risparmi derivanti dall’aumento dell’età pensionabile;  Matteo Renzi dica che per il mercato del lavoro non serve l’ennesima controriforma, come vorrebbe l’ex ministro Cesare Damiano, ma che occorre riprendere il processo di decentramento della contrattazione e della detassazione dei salari di produttività con il superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e la totale decontribuzione e detassazione delle nuove assunzioni”.

Stefano Fassina, intanto, lancia un referendum contro l’austerità e il Fiscal Compact, perché “Il Fiscal Compact è inapplicabile, servono manovre espansive in Europa e va sostenuta la domanda altrimenti la recessione e la disoccupazione continueranno ad aumentare”.

Per l’ex responsabile economico dem, alla prima legislatura in Parlamento e quindi non tra coloro che votarono l’adozione delle rigide norme economiche durante il governo Monti, “questi campioni dell’austerità hanno drammaticamente aggravato i debiti pubblici dell’Eurozona”. E sui tagli da 20 miliardi: “Questo taglio è impraticabile, farlo significherebbe tagliare la sanità, le pensioni, tagliare la scuola, il pubblico impiego e determinerebbe effetti sociali molto pesanti”.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il