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Pensioni uomini e donne Governo Renzi: riforma, novità con modifiche a costo zero, semplici, veloci e fattibili. Ecco quali sono.

Ipotesi nuovi interventi riforma pensioni nella prossima Legge di Stabilità? Al momento nessun intervento ma possibili soluzioni sostenibili esistono. La situazione




Durante l’estate si è spesso paventata la possibilità di vedere interventi sulle pensioni nella prossima Legge di Stabilità 2015, si prendeva tempo per reperire risorse e modificare la riforma pensioni. Poi la doccia fredda e le dichiarazioni del ministro del Lavoro Poletti che ha spiegato come le ipotesi di cui si è parlato non erano interventi ma si trattava solo di idee. Per poter intervenire realmente servono, ed ecco la nota dolente, soldi, che al momento l’Italia non ha, motivo per cui già mesi fa il ministro dell’Economia Padoan aveva frenato sull’ipotesi di abbassare le’età pensionabile e concedere possibilità di uscita anticipata.
Le speranze di possibili novità si sono poi concentrate sulla spending review e sugli eventuali interventi sulle pensioni che si sarebbero potuti attuare recuperando risorse dai tagli previsti. Ma Renzi, ospite di Prta a Porta qualche sera fa, ha innanzitutto chiarito: “Il primo piano che Cottarelli presentò voleva tassare le pensioni sopra i 2mila euro e gli ho detto di no: non è che dai i soldi a quelli che prendono meno di 1.500 euro e li vai a prendere a chi prende 2mila. Pensione d'oro non è 2-3mila euro al mese, poi è chiaro che se c’è la pensione da 90mila euro al mese, intervieni”.

E ha aggiunto: “Il governo Letta è intervenuto sulle pensioni più alte, io credo che suscitare il panico nel mondo pensionistico per 100 milioni sarebbe un grave errore”. E sui tagli della spending review: “L’obiettivo di una manovra di 20 miliardi di euro è per avere non solo la manovra di tagli più grande mai fatta ma anche denari da riutilizzare che possono essere messi» per esempio nella scuola. Nella Legge di Stabilità 900 milioni saranno proprio dedicati alla scuola, mentre nel 2016 saranno 2 miliardi, c’è già l’intesa con il ministro Padoan. Non stiamo facendo tagli lineari”.

Ma nulla su eventuali interventi per una riforma pensioni Renzi, eppure, se il problema è rappresentato dalle risorse mancanti, la soluzione potrebbe derivare da piani, già tra l’altro messi a punti, che risultano a costo zero, addirittura prevedono risparmi nel lungo periodo, e sarebbero piuttosto semplici. Tre in particolare quelli di cui in questi mesi si è discusso: si parte dal prestito pensionistico, per andare in pensione prima rispetto ai 66 anni richiesti dalla riforma Fornero percependo un anticipo della pensione finale che bisognerà restituire una volta raggiunti i requisiti normali.

In questo caso parliamo di un sistema a costo zero perché l’anticipo da erogare al lavoratore rappresenterebbe comunque una parte della pensione che il lavoratore stesso riceverebbe al termine della sua vita lavorativa, solo che una percentuale sarebbe erogata in anticipo. Dunque, l’Inps darebbe al lavoratore né più né meno di quello che percepirebbe una volta maturata la pensione effettiva.

Altre possibilità, quella di andare in pensione anticipata a 62 anni , con 35 anni di contributi una serie di penalizzazioni che verrebbero definite in base all’anno di anticipo in cui si va in pensione rispetto ai 66 anni e che salirebbero man mano che si esce prima, fino a 62 anni; e allargamento del sistema contributivo per anche agli uomini.

Con questo sistema si permetterebbe a uomini e donne di andare in pensione prima, a 57 anni i dipendenti e a 58 gli autonomi, ma solo se si calcola l’assegno pensionistico finale con calcolo  contributivo, che, rispetto al calcolo con il retributivo, pagherà oltre il 25% in meno al pensionato. A questi sistemi si aggiungerebbe ancora, nonostante la smentita del premier Renzi, il prelievo di solidarietà che, colpendo le pensioni dei più ricchi, preleverebbe soldi da risparmiare e reimpiegare per esodati o per aumentare le pensioni più basse.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il