BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni usuranti e precoci Governo Renzi: riforma, novità fattibili con vantaggi per tutti si possono fare in modo semplice.

Soluzioni sostenibili e costo zero per uscita anticipata per tutti ma nessun intervento reale per le pensioni nella Legge di Stabilità: quali sono i motivi?




“Il primo piano che Cottarelli presentò voleva tassare le pensioni sopra i 2mila euro e gli ho detto di no: non è che dai i soldi a quelli che prendono meno di 1.500 euro e li vai a prendere a chi prende 2mila. Pensione d'oro non è 2-3mila euro al mese, poi è chiaro che se c’è la pensione da 90mila euro al mese, intervieni. Il governo Letta è intervenuto sulle pensioni più alte, io credo che suscitare il panico nel mondo pensionistico per 100 milioni sarebbe un grave errore”. Così il premier Renzi ospite del salotto serale di Porta a Porta.

Eppure introdurre il contributo di solidarietà sulle pensioni dei più ricchi piuttosto che intervenire con tagli alla sanità per reperire nuove risorse sarebbe una mossa certamente migliore, perché il prelievo, del 10%, su pensioni che dovrebbero superare i 3mila euro, anche se l’asticella potrebbe ancora salire, permetterebbe di mettere da parte un tesoretto di soldi che potrebbero essere reimpiegati per aumentare gli assegni pensionistici più bassi o da stanziare per gli esodati.

E sarebbe una delle semplici soluzioni pensate per modificare la riforma pensioni Fornero e intervenire con meccanismi che possano dare la possibilità di uscita anticipata dal lavoro, flessibilità che favorirebbe soprattutto i lavoratori usuranti e precoci, fortemente penalizzati dalle attuali norme pensionistiche. Insieme al contributo di solidarietà vi sono ipotesi di modifica a costo zero, o comunque sostenibili, come prestito pensionistico, per andare in pensione prima rispetto ai 66 anni fissati dalla legge Fornero con un anticipo sulla pensione da restituire raggiunti i requisiti normali.

Con questa soluzione, il lavoratore riceverebbe, fra prestito e pensione finale, la stessa cifra che percepirebbe se andasse in pensione con i requisiti richiesti a 66 anni. Scegliendo, altra soluzione, di uscire anticipatamente a 62 anni , con 35 anni di contributi bisognerà comunque sottostare ad una serie di penalizzazioni calcolate sul tempo di anticipo in cui si esce rispetto ai 66 anni e che salirebbero ogni anno in cui si esce prima. E c’è poi il sistema contributivo, con cui consentire a donne, ma anche uomini, si lasciare il lavoro prima, a 58 gli autonomi e a 57 anni i dipendenti, definendo l’assegno finale con metodo esclusivamente contributivo, che sarebbe meno conveniente del retributivo e permetterebbe di accumulare risparmi con i tagli degli assegni che ne deriverebbero.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il