BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni ultime notizie Governo Renzi: riforma del lavoro sempre più vicina. Modifiche previdenza fondamentali. Le ragioni

Renzi illustra alla Camera il programma dei Mille giorni: il lavoro tra le priorità ma servono interventi urgenti anche sulla riforma pensioni




Renzi illustra alla Camera il programma dei Mille giorni, definito “L’ultima chance” perché il nostro Paese si salvi. Si tratta di riforma che il governo intende attuare nei prossimi tre anni. Questo il tempo che Renzi si dà per rilanciare l’economia. Renzi ribadisce la volontà di portare a termine le riforme. Tra le priorità il lavoro, con l’abbassamento della pressione fiscale, ma anche la giustizia.

Per il Jobs act Renzi dice di ispirarsi al modello tedesco, ma così dovrebbe essere anche per le pensioni. Solo prima dell’estate, infatti, in Germania è stata approvata la nuova riforma pensioni che prevede uscite anticipate. Ma si tratta di un meccanismo che, come spiegato all’epoca dal ministro dell’Economia Padoan, non sarebbe sostenibile per la nostra Italia. Mancano soldi e risorse per permettere un abbassamento dell’età pensionabile. Il dibattito pensioni, dunque, slitta ancora, nonostante l’urgenza di interventi e modifiche alla riforma pensioni Fornero.

E, probabilmente, non si considera neanche che cambiando la previdenza e aumentando le pensioni più basse, si potrebbe rilanciare l’economia, esattamente come avverrebbe se si introducessero sistemi di uscita anticipata e flessibile per il prepensionamento dei lavoratori più anziani, liberando, al contempo, nuovi posti di lavoro per i più giovani. Ma per il momento tutto tace, eppure vi sarebbero soluzioni a costo zero, o che addirittura, permetterebbero allo Stato, nel lungo periodo, di accumulare nuove risorse, di cui si discute ma ben lontane dall’essere approvate.

Si tratta di piani come quello di prestito pensionistico; di uscita con sistema contributivo sia per donne che per uomini, di uscita anticipata a 62 anni, con 35 anni di contributi ma con penalizzazioni definite in percentuale a seconda dell’anno in cui si va in pensione prima rispetto al limite attuale dei 66 anni. Con il prestito pensionistico, per esempio, il lavoratore potrebbe andare in pensione prima con un anticipo sull’assegno finale che verrebbe restituito una volta maturati i requisiti richiesti, per cui Stato o Inps non perderebbero nulla, giacchè o con un anticipo o erogandola tutta insieme una volta raggiunti i requisit, la somma pensionistica sarebbe comunque la stessa.

Passando poi al sistema contributivo, da allargare però anche agli uomini, si permetterebbe a lavoratori e lavoratrici di andare in pensione a 57 anni (dipendenti) e 58 anni (autonomi) con calcolo finale della pensione, appunto, con sistema contributivo, il che prevederebbe tagli sugli assegni finali di circa il 25-30%, che potrebbero rappresentare, dall’altra parte, un risparmio per lo Stato.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il