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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: situazione questa settimana. Tante proposte e interventi significativi

Giorni cruciali per il governo per decidere interventi della prossima Legge di stabilità: cosa potrebbe realmente cambiare per le pensioni? Idee e posizioni




Sono giorni cruciali quelli che il governo sta vivendo in vista delle decisioni degli interventi che dovranno essere contenuti nella prossima Legge di Stabilità, che dovrebbe arrivare il prossimo mese di ottobre, e della discussione sulla riforma del lavoro, in questi giorni in Aula, che però non riporta interventi sulle pensioni. Del resto, non ha accenno ad alcuna modifica sull’attuale riforma delle pensioni nemmeno il premier Renzi in occasione del suo discorso programmatico sulla nuova Agenda di governo. Unico accenno fatto dal premier nelle sue dichiarazioni sulle pensioni riguardavano la posizione contraria al’introduzione del prelievo di solidarietà sulle pensioni cosiddette d’oro che, però, per Renzi non sono quelle che si aggirano sui 2-3mila euro.

Il presidente del Consiglio ha infatti precisato: “Il primo piano che Cottarelli presentò voleva tassare le pensioni sopra i 2mila euro e gli ho detto di no: non è che dai i soldi a quelli che prendono meno di 1.500 euro e li vai a prendere a chi prende 2mila. La pensione d'oro non è quella da 2-3mila euro al mese, poi è chiaro che se c’è la pensione da 90mila euro al mese, intervieni”. E ha parlato dell’intenzione che ci sarebbe di estendere il bonus degli 80 euro anche ai pensionati che ricevono assegni mensili minimi.

E mentre continuano a nascere iniziative regionali volte alla cancellazione totale della riforma pensioni Fornero, e dopo Veneto e Lombardia anche in Friuli Venezia Giulia è stato proposto un referendum per abrogare integralmente la riforma delle pensioni Fornero e riportare in vigore la vecchia legge con il pensionamento a 65 anni di età, per tutti, uomini e donne, e  20 anni di contributi per la pensione di vecchiaia, e 40 anni di contributi per la pensione di anzianità, continuano ad emergere discriminazioni per possibilità di uscita anticipata, ma non per tutti.

Piovono richieste perché vengano approvati i piani di uscita anticipati finora proposti, da prestito pensionistico, a uscita a 62 anni con 35 anni di contributi, ad estensione dell’opzione contributivo per tutti, ma al momento, per effetto di alcune deroghe alla legge Fornero, si può andare in pensione prima, ma possono farlo solo alcune categorie di lavoratori.

Per esempio, ci sono lavoratori che possono uscire con soli 15 anni di contributi ma se maturati entro il 31 dicembre 1992 e si è comunque raggiunta l'età anagrafica richiesta dall’attuale legge Fornero, per cui ‘A decorrere dal primo gennaio 2014, i lavoratori interessati potranno conseguire la pensione di vecchiaia, con almeno 15 anni di contribuzione al 1992, compiendo un'età pari a 63 anni e 9 mesi per le lavoratrici dipendenti, 64 anni e 9 mesi per le lavoratrici autonome, 66 anni e 3 mesi per i lavoratori dipendenti , le lavoratrici dipendenti del settore pubblico, i lavoratori autonomi’. I lavoratori del settore privato possono, invece, uscire con Quota 96 se hanno maturato 60 anni di età e 35 di contributi entro il 31 dicembre 2012. Per le lavoratrici dipendenti del settore privato i requisiti scendono a 60 anni di età e 20 anni di contributi purché sempre entro il 2012. Possono usufruire di questo meccanismo, però, solo i dipendenti che al 28 dicembre 2011 svolgevano attività dipendente.

Fino al 2015, inoltre, vale ancora per le lavoratrici dipendenti l’uscita prima con opzione contributiva: si può cioè andare in pensione a 57 anni, invece che a 66 anni, con 35 anni di contributi e purchè si calcoli la propria pensione finale interamente con sistema contributivo, quindi percependo un assegno mensile ridotto. Si tratterebbe in realtà, in quest’ultimo caso, di un sistema che oltre che alle donne fino al 2015, potrebbe essere esteso anche agli uomini, prolungandolo nel tempo, giacchè consentirebbe di poter lasciare prima il lavoro ma senza richiedere ulteriori risorse.

L’assegno ridotto che si percepirebbe con il calcolo della pensione con sistema contributivo prevederebbe, infatti, tagli, di circa il 25-30% sulla somma finale che andrebbero ad accumularsi a formare, nel lungo periodo, una sorta di tesoretto che potrebbe essere poi reimpiegato per aumentare le pensioni più basse, o per il bonus di 80 anche ai pensionati, o per gli esodati. Del resto lo stesso ministro del Lavoro Poletti, nel suo ultimo intervento in Parlamento, ha ribadito la disponibilità del governo di verificare le coperture necessarie per permettere anche una pensione anticipata senza penalizzazioni per chi non ha ancora raggiunto i 62 anni, nonché una revisione delle pensioni di reversibilità.

Dopo l’approvazione della delega sul lavoro, si spera che con la sua discussione in Aula possano arrivare interventi sul sistema previdenziale, ma non saranno probabilmente fatti. Si aspetta, forse, la nuova Legge di Stabilità, anche se “La legge di Stabilità quest'anno è molto difficile, perchè il deterioramento dell'economia ha reso i vincoli più stretti. Può darsi che quest'anno avremo un numero (del Pil) negativo ma sarà molto più piccolo del passato”, ha detto il ministro dell’Economia Padoan, a Porta a Porta.

Il ministro ha parlato della riforma del lavoro come della più importante, “Una riforma che permetterà ai giovani di lavorare meglio e guadagnare di più e che per il governo è una priorità. L'obiettivo deve essere quello di semplificare il mercato del lavoro e così l'articolo 18 diventa un non problema”; ha parlato di pensioni da riformare ma sottolineando che se dovesse essere introdotto davvero un contributo di solidarietà ad essere toccati sarebbero le pensioni dei più ricchi, quelli che guadagnano più di 3mila euro al mese. Ma anche in questa occasione, Padoan non ha parlato di possibilità di uscita anticipata e flessibile.

Si è sempre detto contrario, infatti, Padoan all’abbassamento dell’età pensionabile, spiegando che non si tratta di un piano sostenibile economicamente dell’Italia, anche se ciò che si è fatto in Germania prima e in Francia questi giorni dimostra come anche in condizioni di situazione economiche non proprio floride si possa agire in tal senso. Potrebbe non essere il caso della Germania, che ha abbassato l’età pensionabile già prima dell’estate, ma sicuramente lo è della Francia che pur avendo problemi ha comunque deciso di aumentare, di 40 euro, le pensioni. Un modo per far capire a lavoratori e pensionati che il governo c’è.

E stessa strada dovrebbe seguire l’Italia, come anche auspicato dal Fmi che, dopo aver rivisto al ribasso le stime economiche del’Italia, ha spiegato che per ottenere risparmi si dovrebbero toccare le pensioni, visto che il sistema previdenziale italiano risulta il più costoso d’Europa.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il