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Pensioni donne e uomini riforma Governo Renzi: novità della settimana. Ecco quali sono, importanti e numerose

Intervenire sulla riforma pensioni con cambiamenti sostenibili ma significativi: si sperano cambiamenti concreti nella prossima Legge di Stabilità ma situazione ancora controversa




Il sistema previdenziale italiano è stato definito dagli esperti il più rigido e costoso d’Europa, l’avvento della riforma pensioni Fornero ha contribuito in maniera notevole all’irrigidimento di questo sistema e la necessità che ormai da mesi si pone è quella di intervenire con modifiche orientate verso la flessibilità. E proprio in questi giorni il governo dovrà prendere una serie di decisioni alquanto importanti in vista della Legge di Stabilità di ottobre. Ma agire sulle previdenza non è cosa facile altrimenti, viste le innumerevoli proposte arrivate in questi mesi, qualcosa sarebbe già stato fatto. Il principale ostacolo ad ogni intervento sono la mancanza di soldi e il timore di cambiare una legge, quella attuale, che garantisce ben 80 miliardi di  euro di risparmi fino al 2021.

Il rischio, se non si interviene, è di rendere sempre più pesante la condizione di pensionati e pensionandi, lasciando, tra l’altro, ancora senza soluzioni casi urgenti, come quello degli esodati e dei Quota 96 della scuola, che potrebbero diventare sempre più incresciosi. Il problema della mancanza di risorse eventualmente necessarie sembrerebbe però risolto: i sistemi che permetterebbero un’uscita anticipata ai lavoratori sono stati pensati solo con penalizzazioni, per cui a costo zero per lo Stato, il che implicherebbe sì, da una parte, la possibilità di andare in pensione prima, in base ad una scelta volontaria da parte del lavoratore stesso, ma dal’altra vi sarebbe comunque una penalizzazione cui sottostare.

E del resto grazie a queste penalizzazioni, previste tanto nel prestito pensionistico, quanto nell’opzione contributivo, come per l’uscita anticipata a 62 anni con 35 anni di contributi, si potrebbero concedere quei prepensionamenti che molti ritengono possano essere anche volano per la ripresa dell’economia italiana, insieme, come annunciato dal ministro dell’Economia Padoan, ad un aumento delle pensioni più basse. E il motivo è presto spiegato: permettere di andare in pensione prima ai lavoratori più anziani, significherebbe lasciare posti di lavoro in cui potrebbero essere impiegati giovani in cerca di un’occupazione.

E in un’Italia dove il tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, non è mai stato così alto nella storia del Paese, potrebbe contribuire ad iniziare a risolvere, seppur lentamente e gradualmente, questa piaga sociale, mentre, rendere più ‘pesanti’ le pensioni di coloro che ricevono meno di mille euro al mese, potrebbe significare dare a questi pensionati una possibilità di spesa maggiore, il che si tradurrebbe in una nuova spinta ai consumi.

Si tratta di sistemi, dunque, che hanno tutto di positivo da portare ma su cui si tituba ancora e non poco. Non si capisce come mai il nostro Paese non possa seguire l’esempio di Germania e Francia che, pur avendo anch’essi i loro problemi, sono riusciti ad intervenire sulle pensioni, l’uno abbassando, come chiesto e auspicato, l’età pensionabile; l’altro aumentando il valore delle pensioni.

E fra possibili interventi su pensioni di reversibilità, come anche ribadito qualche giorno fa dal ministro del Lavoro Poletti, su pensioni di invalidità, baby pensioni, ci si concentrerà in questi giorni per cercare di capire quale possa essere la soluzione migliore per modificare la riforma pensioni Fornero che tanti chiedono di abolire completamente e su cui ha chiesto interventi anche l’Fmi, lanciando un sonoro allarme sulle pensioni italiane.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il