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Pensioni ultime notizie Governo Renzi: riforma, nuove proposte ancora Padoan, Premier, Poletti, Conti, sindacati, impreditori

Questione pensioni più controversa che mai: posizioni di forze politiche, sociali e imprenditori. Interventi richiesti. Ma cosa si farà davvero?




E’ ancora aperto e piuttosto acceso il dibattito pensioni, soprattutto in questi giorni che si profilano cruciali per determinare i prossimi interventi della Legge di Stabilità di ottobre. La situazione non è delle più semplici e a dimostrarlo sono le continue prese di posizioni  di forze politiche, lavoratori e sindacati, in merito. L’ultima novità in tema di pensioni è la nuova proposta lanciata solo qualche giorno fa dal ministro del Lavoro Poletti, in Parlamento, dove ha parlato di possibilità di accedere alla pensione anticipata pur non avendo raggiunto i 62 anni senza penalizzazioni, in via sperimentale fino al 2017.

Si è detta soddisfatta di questa proposta Maria Luisa Gnecchi, capogruppo del Pd nella commissione Lavoro, “perché non è accettabile che i periodi di astensione obbligatoria per maternità, quelli per l’assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e di cassa integrazione guadagni ordinaria, disoccupazione e scioperi non siano considerati prestazione effettiva di lavoro”.

Questa nuova proposta potrebbe arrivare per intervenire sulla riforma pensioni insieme ai sistemi di uscita anticipata, di cui tanto si parla ormai da mesi, e che sarebbero stati studiati così nel dettaglio da poter essere sostenibili da un punto di vista economico, perché a costo zero. Ma abbassare l’età per accedere alla pensione non è un obiettivo che piace al ministro dell’Economia Padoan, che in occasione del suo intervento a Porta a Porta, ha parlato della riforma del lavoro come della più importante, “Una riforma che permetterà ai giovani di lavorare meglio e guadagnare di più e che per il governo è una priorità. L'obiettivo deve essere quello di semplificare il mercato del lavoro e così l'articolo 18 diventa un non problema”, non facendo riferimento alle pensioni, o meglio, ai sistemi di uscita anticipata e flessibile, ma lasciando intendere la possibilità di prelievo sugli assegni pensionistici più alti, nonché di aumento delle pensioni più basse.

Se secondo Padoan il sistema delle pensioni italiano “è fra i più stabili in Europa”, chiede di intervenire, finalmente, sulle pensioni Bruno Tabacci, secondo cui “Le riforme non sono più procrastinabili soprattutto perché una grande fetta del Paese, composta da pensionati, percettori di reddito fisso, piccoli imprenditori, è ormai in ginocchio. Sono loro il vero motore dell’Italia. Per il rilancio, occorre ripartire da qui varando provvedimenti mirati ad abbassare le tasse e il costo del lavoro”.

Ma nessuna risposta in questo senso arriva dal premier Renzi che, illustrando in Parlamento il  programma dei mille giorni, “l’ultima chance per far ripartire il Paese, non una dilazione”, non è intervenuto sulle pensioni, se non per ribadire che non ci sarà alcun taglio sulle pensioni, e che si vuole estendere il bonus di 80 euro anche ai pensionati che percepiscono assegni minimi. E il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei ha precisato che “Se le risorse ci saranno ipotizziamo tre tipi di interventi di riduzione fiscale: estensione del provvedimento degli 80 euro; un ulteriore intervento sull’Irap; un intervento sui contributi sociali”.

Anche il commissario Inps, Vittorio Conti, ha parlato di ipotesi di maggiore flessibilità pensionistica, spiegando che “Si dovrebbe lasciare libertà ai lavoratori di decidere quando andare in pensione. Finora con le varie Riforme abbiamo innalzato l’età lavorativa, ed è stato un successo dal punto di vista della sostenibilità finanziaria. Ma ora si tratta di rendere il sistema più flessibile, perché non tutti i lavoratori sono uguali”.

Chiedono maggiore flessibilità in uscita anche i sindacati, mentre, secondo l’imprenditore Alberto Balocco, celebre produttore di panettoni e specialità natalizie e pasquali, “l’ultima riforma delle pensioni ha di fatto posticipato l’età di uscita per molti dipendenti verso i 70 anni. Il risultato sa qual è? Che il ricambio generazionale sul posto di lavoro non avviene più prima dei 40 anni. È un sistema bacato che così non può funzionare. Senza contare che lo Statuto dei lavoratori, quando a chiudere sono le aziende, non difende più nessuno, nemmeno chi ha un contratto a tempo indeterminato, men che meno in un contesto di disoccupazione galoppante e di recessione”.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il