Wind si quoterà finalmente in Borsa?

Anche la delicata valutazione sulle prospettive di Wind, che è sempre a un passo dalla quotazione, è stata travolta dal vento delle polemiche sulla opportunità di mantenere italiano il settore strategico delle telecomunicazioni



La bufera politica che ha travolto Telecom rischia di innescare un effetto domino. Anche la delicata valutazione sulle prospettive di Wind, che è sempre a un passo dalla quotazione, è stata travolta dal vento delle polemiche sulla opportunità di mantenere italiano il settore strategico delle telecomunicazioni. L’imprenditore egiziano Naguib Sawiris, che possiede il 100% della società di telefonia mobile attraverso Weather holding, starebbe riconsiderando la possibilità di portare in borsa quest’ultima, come era nelle sue intenzioni. Il nuovo piano sarebbe quello di esporre direttamente Wind sul mercato, magari con l’aiuto di un partner italiano che lo renda più gradito a piazza Affari (e a palazzo Chigi).

Il motivo è semplice: ridurre la visibilità del gruppo egiziano a capo della holding e mostrare alla piazza la bella italiana. La faccenda, naturalmente, si porta dietro alcune controindicazioni: la prima riguarda Enel. Il colosso dell’energia, infatti, al momento della cessione di Wind, era entrata in Weather col 26%. Ora si libererebbe volentieri della partecipazione per concentrarsi sul proprio core business, l’energia. L’ipo di Weather le consentirebbe di via la metà della sua partecipazione. Se invece è Wind ad andare alle contrattazioni, Enel si tiene sul groppone la scomoda proprietà di un quarto di Weather.

Il vento nuovo spariglia le carte e fa curiosi accostamenti. Ma c’è da dire che si tratta di ipotesi già valutate, esaminate, e accantonate. Come quella, per esempio, di un accorpamento di Wind a Orascom. Parliamo di un gigante delle telecomunicazioni che ha fatturato nel primo semestre di quest’anno due miliardi di dollari e conta su un portafoglio di 41 milioni di clienti. È presente in sette paesi a maggioranza musulmana con altrettante società di telefonia: Djezzy in Algeria, Mobilink in Pakistan, Mobinil in Egitto, Tunisiana in Tunisia, IraQna in Iraq, Banglalink in Bangladesh, Telecel in Zimbabwe.

È probabile che una fusione di Davide-Wind con Golia-Orascom si risolva nel consolidamento definitivo del controllo straniero. D’altra parte i debiti della Wind sono consistenti. Difficile trovare dei numeri precisi, come spesso capita per le società non quotate: pare che, a spanne, si parli di 6,2 miliardi di euro di debito. Secondo il Sole l’intera società oggi potrebbe valere proprio intorno ai quindici miliardi. Una sua quotazione potrebbe servire a far rientrare un po’ di liquidità e a ridurre l’esposizione. Ma forse non è il momento giusto.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il