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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: nuovi interventi da fonti autorevoli per cambiamenti attuale sistema

Pensioni in Italia, richieste di interventi da fonti autorevoli e flessibilità anche da commissario Conti. La situazione attuale e rischi per i giovani




Il Fondo Monetario Internazionale è stata l’ultima autorevole voce a richiamare l’Italia perché pensi ad interventi concreti e produttivi su sistema previdenziale ma anche sanità, e welfare in generale. Ma si erano già fatti sentire ministro Poletti, Cesare Damiano, altre forze politiche e lo stesso Commissario Inps,  Vittorio Conti, pronti a chiedere interventi sulla riforma pensioni, che fossero orientati soprattutto verso una maggiore flessibilità di uscita.

Secondo il Fmi nell'Article VI sull'Italia, ‘La spendig review è uno strumento importante, ma le analisi suggeriscono che ulteriori risparmi saranno difficili senza affrontare l'elevata spesa per le pensioni’. Anche il commissario Inps aveva chiesto già al governo Renzi di intervenire sulla riforma pensioni attuale, rendendola più flessibile, permettendo, come proposto dal ministro Poletti di poter andare in pensioni con una certa quota di contributi maturati.

Secondo Conti, “Con le varie riforme abbiamo innalzato l'età lavorativa ed è stato un successo dal punto di vista della sostenibilità finanziaria; ora si tratta di rendere il sistema più flessibile, perché non tutti i lavoratori sono uguali. Ad esempio un minatore non può lavorare fino a 80 anni. In base alla contribuzione raggiunta si può decidere se andare avanti o meno”.

La richiesta da parte di Conti è arrivata dopo gli ultimi dati allarmanti che l’Istituto ha reso noti sulla salute del nostro sistema previdenziale nonché sul futuro pensionistico dei giovani italiani. Secondo gli ultimi dati, infatti, chi ha oggi 20 e inizia a lavorare sarebbe fortemente a rischio pensione. E Conti stesso ha precisato: “Il Pil ha un peso rilevante sulla pensione. Se un giovane entra nel mercato del lavoro e vive in un contesto caratterizzato da un crescita di lungo periodo del Pil intorno allo 0,5% all'anno o vive in un contesto con una crescita del Pil dell'1,5% all'anno, le differenze saranno rilevanti sul piano della prestazione pensionistica. Nel primo caso avrà una pensione inferiore anche del 20% rispetto a quella che percepirebbe nel secondo caso”.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il