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Pensioni anzianità e vecchiaia Governo Renzi: riforma, novità e punto situazione della settimana

Revisioni baby pensioni e pensioni di invalidità e integrative; meccanismi di uscita anticipata e flessibile e aumento pensioni minime. Novità in prossima Legge di Stabilità?




Interventi sulle pensioni integrative, baby pensioni, sulle pensioni di invalidità e reversibilità, ricalcolo contributivo delle pensioni retributive ma anche sistemi di uscita anticipata e flessibile come possibilità di andare in pensione a 62 anni, 35 anni di contributi e penalizzazioni; estensione dell’opzione contributivo donna anche agli uomini, per andare in pensione a 57 o 58 anni, a seconda che si tratti di lavoratori dipendenti o autonomi, con il calcolo pensione interamente con sistema contributivo e tagli sull’assegno finale del 25-30% che sul lungo periodo porterebbero risparmi; e prestito pensionistico, che permetterebbe l’uscita anticipata con un anticipo sulla pensione finale da restituire quando si raggiungono i requisiti richiesti.

Soluzioni a costo zero che, nelle intenzioni del governo, potrebbero permettere pensioni di vecchiaia anticipate in cambio di penalizzazioni, dando anche nuova spinta all’occupazione. Ogni determinato numero di prepensionamenti consentirebbe, infatti, assunzioni di nuovi giovani oggi in cerca di occupazione, che vanno ad ingrossare le fila di quei disoccupati italiani, soprattutto giovani, oggi in una grave situazione di crisi. Ma non solo.

Se l’abbassamento dell’età pensionabile non piace molto al nostro ministro dell’Economia Padoan, che ha già spiegato la sua posizione commentando la riforma pensioni tedesca, sarebbe più orientato ad interventi di tagli delle tasse o aumenti delle pensioni minime, provvedimento già entrato in vigore in Francia. Il premier francese ha infatti annunciato un aumento di 40 euro per gli assegni più bassi. E stesso processo dovrebbe accadere in Italia, con quell’aumento di 80 euro già dato in busta paga ai dipendenti anche per i pensionati, o con un bonus ad hoc.

Sarebbe una decisione incisiva che aiuterebbe quei pensionati, circa la metà, che vivono con meno di mille euro al mese, in condizioni precarie, e per cui anche un piccolo aumento o un bonus consentirebbe di vivere meglio e, forse, spendere anche di più per la propria spese, dando, di conseguenza, nuovo impulso ai consumi. Sarebbero, dunque, interventi importanti ma ancora allo studio.

Così come ancora attendono soluzioni casi di emergenza sociale, come quello degli esodati o dei Quota 96 della scuola, per cui 4mila persone attendono ancora il congedo, a cui si aggiungono ora i cosiddetti revocati, oltre due mila impiegati della P.A.  della Pubblica Amministrazione nonostante abbiano raggiunto i requisiti pensionistici, avevano richiesto il trattenimento in servizio, che è stato poi revocato a fine luglio. Ma ci sono le risorse, circa tre miliardi, ‘da parte’ per il pensionamento dei lavoratori usuranti, bloccati però ancora a lavoro dalle norme Fornero, risorse, dunque, inutilizzate ma che potrebbero essere impiegate proprio nella previdenza. L’attesa per capire cosa cambierà per la riforma pensioni è per la Legge di stabilità di ottobre.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il