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Pensioni donne e uomini Governo Renzi: riforma, novità con diverse deroghe già in vigore. Come funzionano, per chi e requisiti

Mentre si cercano soluzioni per rendere più flessibili le pensioni, vi sono deroghe alla legge Fornero che consentono l’uscita anticipata. Quali sono e per chi valgono. Non per tutti




Rendere più flessibili le pensioni con sistemi di uscita anticipata è ciò su cui si sta concentrando il governo, soprattutto per rendere più sostenibile la spesa pensionistica che, anche secondo il Fondo Monetario Internazionale, sono troppo costose in Italia. E da mesi ormai si discute delle possibili modifiche per la riforma pensioni. Anche il ministro del Lavoro Poletti ha spesso ribadito che bisogna rendere più flessibile le pensioni, “trovando gli strumenti adatti e coerenti alla diverse situazioni, una misura che possa essere utilizzata in maniera morbida e cangiante a seconda della situazione lavorativa. Un conto è parlare di esodati, ovvero di persone rimaste in mezzo ad un guado in seguito al varo della riforma, un conto è parlare di situazioni socialmente problematiche come quelle ad esempio di chi ha perso il lavoro in età avanzata ma non tanto da poter accedere alla pensione”.

Dopo di che si sono succedute altre dichiarazioni di smentite e conferme di possibili interventi nella prossima Legge di stabilità. E mentre si discute di prestito pensionistico, sistema contributivo per tutti, uscita anticipata a 62 anni con 35 anni di contributi, esistono attualmente deroghe alla riforma pensioni che consentono di lasciare il lavoro prima.

Per esempio, c’è la possibilità di andare in pensione a 63 anni, dunque tre anni prima rispetto ai 66 oggi richiesti, con 20 anni di contributi per chi ha iniziato la sua attività lavorativa dopo il 1995. Ma per usufruire di questa possibilità le prima pensione deve essere superiore ai 1.250 euro. Ed è chiaro come non sia una possibilità per tutti ma solo per chi durante il lavoro ha percepito elevate retribuzioni.

Anche i giornalisti hanno la possibilità di andare in pensione prima grazie ad un nuovo fondo dello Stato garantito alle imprese editoriali che attestano una situazione di crisi e l’avvio di piani specifici di riorganizzazione aziendale. Alle imprese editoriali in crisi, lo Stato garantisce un finanziamento, di circa 43 milioni, per il periodo 2014-2018 per favorire il prepensionamento dei giornalisti. E una nuova deroga comunicata da una circolare Inps permette anche il pensionamento con Quota 96 ma solo ai lavoratori privati.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il