Continua a crescere il credito al consumo in Italia, ovvero mutui e finanziamenti. E' una buona noti

Secondo un’analisi del Sole 24 Ore di oggi, il credito al consumo in Italia crescerà quest’anno del 17,6%, raggiungendo i 90 miliardi di euro



Secondo un’analisi del Sole 24 Ore di oggi, il credito al consumo in Italia crescerà quest’anno del 17,6%, raggiungendo i 90 miliardi di euro. Nel 2008 dovrebbe superare i 120 miliardi. Al primo posto (42%) i prestiti collegati ad un acquisto, al secondo quelli personali (39%), non collegati ad alcun progetto specifico e al terzo l’acquisto attraverso carta di credito (15%).

Preoccupante? Secondo il quotidiano no: il tasso di indebitamento delle famiglie sarebbe comunque significativamente più basso della media europea. Non solo, ma in Italia il rapporto tra patrimonio e reddito è molto alto: 9,6, contro il 7,6 inglese, il 7,2 giapponese, il 7,0 francese, il 5,7 tedesco, il 5,6 Usa. Insomma, come sempre, gli italiani si confermano le formichine che accantonano le briciole.

Ma sarà proprio vero che possiamo dormire sonni tranquilli? L’Economist di questa settimana dedica la sua copertina proprio al debito. L’anno scorso, segnala il settimanale londinese, l’ammontare di prestiti sul mercato mondiale ha raggiunto i 3500 miliardi di dollari, contro i 2300 del 2000. Il costo ridotto del credito spinge molti fondi ad acquisire liquidità per investire nelle imprese.

C’è da dire però che le vicende come quella di Amaranth fanno temere un effetto domino che potrebbe trascinare il mercato del credito in una nuova crisi. L’hedge fund ha perso più di tre miliardi di euro nell’arco di una settimana per l’eccessiva esposizione sul mercato del gas naturale.

Secondo l’Economist assistiamo ad una transizione, per la quale il grosso del credito non viene più gestito da fondi pensione, di mutua assistenza o istituti bancari.
Oggi il ruolo principale è dei fondi, i quali si procurano la liquidità da privati e investono sul mercato aperto coprendo i rischi con una serie di strumenti derivati che coinvolgono titoli di stato e bond privati.

Le crisi del 1998 e 1999 nel sud est asiatico, in Russia e America latina, stanno là a mostrare che bolle speculative di modeste proporzioni possono trascinare con sé gran parte dell’economia reale per anni, una volta innescate, e propagarsi da un paese all’altro.

La pervasione di strutture private di credito anche nell’ambito del consumo privato assicura il coinvolgimento delle famiglie, nel caso di una crisi di solvibilità delle grandi finanziarie. Siamo sicuri che sia una buona notizia?

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il