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TFR anticipato in stipendio. Calcolo aumento busta paga, di quanto cresce. Pro e contro, rischi e vantaggi

Al vaglio dei tecnici del ministero la nuova proposta dell’esecutivo. Difficile l’attuazione, ma i risultati sarebbero tangibili.




Il governo Renzi è arrivato alla prova del nove con la riforma del lavoro in discussione proprio in queste ore al Senato dopo che il premier ha vinto la propria sfida all’interno della direzione del Pd.

Il nodo più controverso della riforma rimane quello legato alla modifica dell’articolo 18, ma nelle ultime ore è stato tutto un gran parlare di un’altra possibile modifica che il governo vorrebbe inserire nella riforma. Parliamo del TFR, che nelle ipotesi allo studio dell’esecutivo potrebbe essere trasferito in busta paga mensilmente e non più a fine contratto.

Una modifica sostanziale ma non di facile attuazione, e sia il governo sia le parti sociali stanno analizzando bene tutti i possibili passaggi per capire se sia una buona strada da percorrere; contro ci sono le aziende, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, che sul trattamento di fine rapporto basano la loro riserva di liquidità e si troverebbero così in difficoltà vista anche la scarsa collaborazione, in questi ultimi anni di crisi, degli istituti di credito.

Ma cosa cambierebbe realmente per i lavoratori se il governo decidesse di procedere alla riforma? L’ipotesi allo studio del governo è quella di destinare solo metà della liquidazione in busta paga, ma già così gli effetti potrebbero essere considerevoli; secondo le prime simulazioni infatti potrebbero tornare in anticipo nelle tasche degli italiani cifre considerevoli: gli esempi pratici dicono 528 euro per un insegnante di scuola privata, 599 euro per un operaio metalmeccanico, 852 euro per un assicuratore.

Un “bonus” considerevole, che nelle intenzioni del governo dovrebbe servire a rilanciare definitivamente l’economia, forse ancor di più dei discussi 80 euro già stanziati nei mesi scorsi.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il