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Pensioni vecchiaia e anzianità Governo Renzi: riforma, novità tra proposte, dichiarazioni e interventi questa settimana

Come cambiare la riforma pensioni con uscite anticipate di anzianità e aumentando le pensioni minime: tante le proposte e gli interventi previsti. Ma quali saranno realmente messi in atto?




Ripensare ad una riforma pensioni Renzi che renda il sistema previdenziale attuale più equo, che permetta una maggiore flessibilità e una detassazione per le pensioni fortemente penalizzate da un grosso peso fiscale. Dovrebbero essere cambiate seguendo queste strade le pensioni italiane. Ma il percorso è complesso e pieno di ostacoli. I primi riguardano soprattutto le condizioni economiche in cui dovrebbe nascere questa riforma pensioni, condizioni di difficoltà che non lasciano molti margini di intervento al governo, nonostante solo qualche giorno fa il premier Renzi abbia annunciato la disponibilità di nuove risorse per 1,5 miliardi di euro che bisognerà capire dove, e come, investire tra previdenza e welfare.

Dopo le diverse ipotesi di uscita anticipata di anzianità proposte finora, da prestito pensionistico, a sistema contributivo esteso anche agli uomini, a uscita anticipata a 62 anni con 35 anni di contributi, tutte soluzioni  che prevedono penalizzazioni; dopo l’ultima proposta del ministro Poletti di eliminazione delle penalizzazioni per chi decide di andare in pensione prima dei 62 anni avendo raggiunto i contributi necessari, misura però in via sperimentale fino al 2017, sono state avanzate nuove ipotesi di cambiamento per l’attuale riforma pensioni.

Si tratterebbe di interventi, forse, più concreti nel breve periodo perché andrebbero a modificare sistemi profondi che oggi regolano una previdenza decisamente iniqua. Stiamo parlando di rivedere le baby pensioni, che creano forte squilibrio nella nostra società; le pensioni integrative così come quelle di invalidità e reversibilità. Stiamo parlando di un taglio del cuneo fiscale per i pensionati che, rispetto ai colleghi europei, sono quelli che pagano più tasse; o di aumenti e bonus per le pensioni più basse.

Questi ultimi due interventi servirebbero a favorire anche una conseguente ripresa di consumi prima ed economia dopo, giacchè maggiori disponibilità economiche per i pensionati, che in Italia sono ben 16 milioni, significherebbero maggiori disponibilità di spesa. Si tornerebbe dunque a spendere in consumi. Ma tra le novità e ultime notizie pensioni di uscita anticipata con conseguente spinta all’occupazione, si parla, di nuovo, dell’estensione del’opzione contributivo anche agli uomini, estendendola negli anni.

Il sistema contributivo permetterebbe, infatti, di andare in pensione prima, a lavoratori e lavoratrici, dipendenti o autonomi, purchè abbiano maturato 35 anni di contributi a fronte però di accettare il calcolo dell’assegno pensionistico mensile con metodo contributivo e non retributivo. Si accetterebbe così di ricevere un assegno ridotto per via di tagli del valore del 30% quasi, i quali tagli, nel lungo periodo, accumulandosi, andrebbero a costituire nuove risorse che potrebbero essere poi reimpiegate nella previdenza stessa.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il