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Pensioni usuranti e precoci Governo Renzi: riforma, la situazione della settimana

Uscita anticipata, revisione di tassazione e sistemi previdi ali oggi in vigore, aumento degli assegni più basse: quale l’intervento reale sulla riforma pensioni?




Anticipare l’uscita dal lavoro, detassare le pensioni, pensare a bonus o aumenti per gli assegni mensili minimi e in vista della nuova Legge di Stabilità si lavora su questi fronti per definire una riforma pensioni Renzi che vada a modificare l’attuale legge Fornero. La riforma pensioni oggi in  vigore ha creato molte discriminazioni, dato vita a casi diventati sociali, come esodati e Quota 96 della scuola ancora in attesa di congedo, penalizzato categorie particolari di lavoratori, come gli usuranti e precoci che, per esempio, pur avendo a disposizione risorse per andare in pensione prima sono stati bloccati dalle norme Fornero.

Secondo le novità e ultime notizie, qualcosa potrebbe cambiare con la Legge di Stabilità ma non è detto che ciò accada sicuramente. Dipende dalle risorse, se ci saranno o meno; dipende da come verrà utilizzato quel miliardo e mezzo annunciato dal premier Renzi; dipende da come di deciderà di agire, se sulla strada dei piani di uscita anticipata, o su questioni più prettamente pratiche ed economiche, come aumento delle pensioni minime, seguendo l’esempio della Francia; come nuovi bonus sul modello degli 80 euro in busta paga per i dipendenti pubblici; come un taglio, ormai necessario, delle tasse troppo alte per i pensionati; nonché un taglio della spesa pensionistica in Italia tra le più elevate in Europa, come attestato anche dagli ultimi dati Istat e dell’Fmi.

Il rilancio delle pensioni potrebbe partire da una revisione di pensioni integrative, baby pensioni e pensioni di invalidità e reversibilità, come anche dall’approvazione dell’estensione di quell’opzione contributivo finora valida solo per le donne da estendere anche agli uomini. Al momento continua ad essere il sistema migliore per un duplice beneficio che garantirebbe: da una parte la possibilità per lavoratori dipendenti pubblici o autonomi di andare in pensione prima ma calcolando la propria pensione con sistema contributivo e dunque ricevendo un assegno ridotto e contribuendo a far accumulare risparmi da usare comunque nelle pensioni; e dall’altra liberare nuovi posti di lavoro.

I prepensionamenti libererebbero infatti posti di lavoro che potrebbero essere occupati da più giovani in cerca di occupazione, in virtù di quel meccanismo di staffetta generazionale, che andrebbe ad incidere dunque anche sulla disoccupazione, soprattutto quella giovanile, diventata oggi una forte piaga sociale per il nostro Paese.  

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il