Pensioni anzianità e vecchiaia Governo Renzi: riforma, novità c'è pessimismo su tutto. Prestito, quota 100, contributivo, 62 anni

Numerosi interventi e soluzioni per la riforma delle pensioni. E sarebbero novità positive per tutti e tutto il sistema, ma c'è pessimismo.

Pensioni anzianità e vecchiaia Governo R


AGGIORNAMENTO: Le proposte ci sono anche i fondi. E sarebbero anche proposte e soluzioni a zero euro per la riforma delle pensioni Fornero come quelle di 62 anni e 35 anni con penalizzazioni, contributivo donna confermato ed esteso agli uomini, prestito pensionistico ponte dell'INPS e quota 100.
Ma i segnali sono negativi. Nella spiegazioni delle prossima Manovra Finanziaria, sembra davvero che il Governo abbia deciso altre priorietà e scelte politiche.
A questo punto, come parzialmente anche molto parzialemente, avvenuto per la Riforma del Lavoro Damiano, Baretta, Poletti e tutti coloro che avevano avanzato proposte per modificare l'attuale legge devono intervenire e portare con forza davanti a Padoan e Renzi le loro idee e interventi anche perchè molti dei quali a costo zero e con benefici nel lungo periodo per la diminuzione del debito pubblico e la crescita economica. E' ora, dunque, di passare ai fatti. Ma se dalle dichiarazioni, promesse e proposte non si passa a nulla di concreto, anche a una forte discussione all'interno della maggioranza, il rischio è che non accada nulla.

 

La Legge di Stabilità come ‘ultima’ speranza dell’anno per realizzare davvero interventi sull’attuale riforma pensioni, da modificare all’insegna della flessibilità, per rendere meno rigidi i requisiti imposti dall’ex ministro Fornero, per garantire la possibilità di uscita anticipata a chi non riesce a rimanere a lavoro fino a 66 anni, e per mettere in atto quel meccanismo di staffetta generazione che dovrebbe consentire prepensionamenti  bilanciati da assunzioni di nuovi giovani, contribuendo così a ridurre quell’altissimo tasso di disoccupazione che oggi regna in Italia. Ma come fare?

Al vaglio i piani di cui ormai si parla da tempo, da quell’uscita anticipata a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni, avanzata prima da Cesare Damiano e poi ribadita dal sottosegretario Baretta; al prestito pensionistico come anticipo sulla pensione finale, proposto prima dall’ex ministro Giovannini e poi rilanciata dal ministro del Lavoro attuale, Giuliano Poletti; all’uscita con Quota 100, mantenendo sempre i 35 anni di contributi e anticipando di un anno, da 66 a 65, l’età di uscita dal lavoro.

Si tratta di sistemi che, secondo le ultime notizie, se da una parte garantiscono la possibilità di un’uscita anticipata e flessibile, dall’altra prevedono comunque penalizzazioni, per cui non costerebbero nulla a Stato o Inps, il che significherebbe non richiedere risorse aggiuntive. Ma, tra i sistemi di cambiamento che potrebbero essere messi in atto davvero, quello del sistema contributivo per tutti.

Si tratta in realtà di prorogare quell’opzione contributivo donna già esistente, vale a dire permettere a tutti, uomini e donne, lavoratori e lavoratrici statali e autonome, di andare in pensione a 57 anni o a 58 anni, accettando, però, di calcolare interamente la propria pensione finale con calcolo contributivo e non retributivo. Il che significherebbe uscire prima ma con un assegno mensile ridotto, che dovrebbe essere tagliato del 30% rispetto alla cifra che si percepirebbe con calcolo retributivo. E questi tagli garantirebbero, al contempo, allo Stato di accumulare risparmi che, nel lungo periodo, potrebbero essere reimpiegati nel mondo della previdenza stessa.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il