BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni usuranti e precoci Governo Renzi: riforma, interventi secondo studiosi ed esperti fattibili concretamente

Ripensare al sistema previdenziale con cambiamenti davvero utili e attuabili: i consigli degli esperti e possibili soluzioni




Non solo soluzioni per il pensionamento dei Quota 96 della scuola: la riforma pensioni Renzi dovrebbe prevedere cambiamenti che puntino non solo a risolvere i problemi causati dalla riforma pensioni Fornero ma che ristabiliscano equità e giustizia per una previdenza dove, in realtà, vigono sistemi decisamente iniqui. Questo il motivo per cui il premier Renzi, insieme ai sistemi di uscita anticipata dal lavoro, ha proposto interventi mirati su pensioni integrative, di invalidità e reversibilità, e sulle baby pensioni.

Questo il motivo per cui Chiara Canta ricercatrice in Health Economics alla Scuola norvegese di economia, ha detto che bisognerebbe “Ripensare ai nostri sistemi pensionistici e non solo rivedendo l’età pensionabile e il livello delle pensioni, ma anche di progettare sistemi che distribuiscano in maniera efficiente e equa i rischi legati agli andamenti dei mercati finanziari (si pensi ai rischi cui sono esposti i fondi pensione)”.

Questo, sempre, il motivo per cui Fabrizio Mazzonna, ricercatore in economia sanitaria all’università della Svizzera italiana, ha spiegato che “Il tema della sostenibilità del sistema pensionistico non può prescindere dalla crescita economica e dall’occupazione. Una volta corrette le storture dei sistemi pensionistici precedenti, il passo successivo è avere un sistema economico che favorisca l’occupazione e la crescita economica. Non esiste, infatti, una riforma del sistema pensionistico che possa dirsi finanziariamente sostenibile se non ci sono crescita economica e occupazione. Ciò significa spostare l’attenzione sulle più giovani generazioni. Maggiore è la loro partecipazione al lavoro, maggiore è il numero di contributori. Maggiore sarà la crescita economica”.

E Alberto Brambilla, professore di Gestione delle forme previdenziali pubbliche e complementari all’Università Cattolica, torna a parlare dell’opportunità di “un possibile contributo di solidarietà e del prestito pensionistico”, precisando, in merito, che “La riforma Dini prevedeva che si potesse andare in pensione tra i 57 e i 65 anni, e ovviamente chi va a 57 anni prende un assegno più basso. C’era inoltre un paletto, in quanto ci si poteva ritirare dal lavoro a 57 anni purchè si prendesse almeno il 120% della pensione sociale. Oggi reintrodurre questo concetto con i coefficienti di trasformazione che già esistono sarebbe molto semplice. Non si tratta di introdurre delle penalizzazioni, ma semplicemente di applicare i coefficienti di trasformazione tra i 62 e i 71 anni. Chi resta fino a 70 anni prenderà una pensione enorme, al contrario di chi si ritirerà dal lavoro a 63 anni”.

Ma gli interventi sulle pensioni non dovrebbero fermarsi qui, perché dovrebbero essere pensate anche strade di cambiamento per quelle categorie penalizzate dalla legge Fornero, in maniera piuttosto pesante, come i precoci. Per Brambilla. “Va riconosciuto qualcosa anche ai lavoratori precoci, cioè a quanti hanno iniziato a lavorare prima dei 19 anni: per questa categoria di lavoratori la riforma Dini aveva previsto un anno e mezzo di sconto ogni anno lavorato. Senza andare sul prestito pensionistico, è sufficiente introdurre un principio di flessibilità per i cosiddetti precoci e per le donne con maternità e porre un tetto minimo al di sotto dei 63 anni. Con una speranza di vita a 79 anni per gli uomini e 84 per le donne, non si possono pagare 30 anni di contributi e rimanerne 27 in pensione”.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il