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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: le due persone che faranno le scelte rimangono in silenzio dopo tante proposte

Gli auspici di intervento sulla riforma pensioni nella prossima Legge di Stabilità: tante le proposte, tutti d’accordo ma premier Renzi e ministro Padoan tacciono in merito




Si avvicina la presentazione della nuova Legge di Stabilità e due delle persone più importanti del governo rimangono sempre in silenzio, rispetto ad altri esponenti di forze politiche. Si tratta del premier Renzi e del ministro dell’Economia Padoan che, a parte annunciare la possibile erogazione del Tfr in busta paga e il taglio del 10% dell’Irap per le imprese, non si sono quasi mai pronunciati sulle pensioni, se non lasciando intendere che potrebbero essere previsti aumenti delle pensioni minime.

Anche ieri, il premier intervenuto a Quinta Colonna, non ha fatto accenno alle pensioni. Nei mesi scorsi aveva parlato della possibilità di estendere di estendere il bonus di 80 euro anche ai pensionati, di estendere una no tax area, fino a 13 euro probabilmente, interventi che sono stati ribaditi anche da Padoan che, però, ha sempre preso le distanze da un possibile abbassamento dell’età pensionabile, sostenendo che non sarebbe stato necessario cambiare la legge Fornero, lasciando per il momento tutto così com’è, mentre però esponenti come il ministro del Lavoro Poletti, Cesare Damiano e il sottosegretario Baretta continuano a proporre modifiche alla riforma pensioni che prevedano piani di uscita anticipata e maggiore flessibilità.

Ma non solo: l’ultima proposta del ministro Poletti riguarda la possibilità di cancellare le penalizzazioni  previste per chi decide di andare in pensione anticipata prima dei 62 anni di età, in via sperimentale, fino al 2017. Anche Domenico Proietti, segretario confederale Uil, in vista della nuovaLegge di Stabilità, auspica interventi per pensioni più flessibili.

E dice: “Noi pensiamo che in occasione della Legge di stabilità ci debba essere un intervento molto preciso e deciso da parte dell’esecutivo, che faccia seguito agli annunci degli ultimi mesi. Riteniamo che bisogna reintrodurre un principio di flessibilità: proponiamo un range tra i 62-70 anni entro il quale il lavoratore può scegliere, in base a tante esigenze, come ad esempio la tipologia di lavoro (usurante o meno) e lo stato di salute, come andare in pensione. Questo consentirebbe anche di portare finalmente a soluzione il problema degli esodati, che ha trovato una positiva risposta negli ultimi due anni grazie alla mobilitazione del sindacato, ma che riguarda ancora un consistente numero di persone che hanno diritto a una risposta. Se il lavoratore va in pensione a 62 anni, con il sistema contributivo, avrà versato meno contributi e dunque prenderà meno di pensione. Non ci può essere certo un ulteriore danno”.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il