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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: decreto lavoro ci fornisce tre indicazioni importanti su mosse e lavoro Esecutivo

Cosa aspettarsi dalla prossima Legge di Stabilità in tema di pensioni e modifiche riforma Fornero: idee e prospettive premier Renzi e governo




Continua ad essere acceso il dibattito sulla riforma del Lavoro e, in vista della prossima Legge di Stabilità, si continua a discutere anche della necessità di intervenire per modificare la riforma pensioni, con cambiamenti magari a costo zero e che prevedono penalizzazioni o che permettano un aumento delle pensioni minime, o altri bonus, per modifiche che possano rispondere in maniera adeguata a quanti chiedono al governo di rivedere l’attuale sistema pensionistico. Ma ciò che l’esecutivo ha fatto finora dimostra che tutto sarà nelle mani del premier Renzi.

Nonostante dibattiti, proposte e discussioni, alla fine è lui che comunque decide da solo, come già accaduto con altre decisioni simili, dalle misure della riforma della P.A., a quelle della riforma della Scuola, al Lavoro. Ma non solo: a bloccare eventuali interventi sulle pensioni non c’è solo il ruolo fondamentale del premier, che tra l’altro in questi mesi non ha fatto per nulla accenno a possibili cambiamenti previdenziali, ma anche la conclamata mancanza di risorse finanziarie. O meglio, le risorse ci sono, nuove, sono quelle, di circa di miliardi di euro, annunciate da Renzi stesso, sono i nuovi fondi che derivano dalla slittamento al 2017 del pareggio di bilancio.

Ma, mentre molti continuano ad auspicare che tali risorse vengano impiegate nella previdenza, è molti più probabile che servano per finanziarie ammortizzatori sociali. Del resto, è la prima ipotesi messa in campo da Renzi una volta annunciato, dopo il Def, il miliardo e mezzo di euro a disposizione.

E solo con la Legge di Stabilità si capirà, dunque, cosa fare tra tagli e fondi eventualmente disponibili.  Del resto anche la misura di erogazione della metà del Tfr in busta paga, proposta da Renzi per il rilancio dei consumi, non prevede risorse perché utilizzerebbe soldi che sono in realtà già dei lavoratori.

E a parte tutte queste questioni tecniche, ciò che sta emergendo in questi giorni è una conflitto, una spaccatura quasi, all’interno del Pd, sia sulla riforma del Lavoro, sia sulle pensioni, perché se alcuni esponenti come il ministro del Lavoro Poletti, il sottosegretario Baretta, Cesare Damiano, spingono verso una maggiore flessibilità pensionistica, con sistemi di uscita anticipata dal lavoro; mentre altri, come Ghizzoni, Marzana, Puppato, spingono per la soluzione del caso dei Quota 96 della scuola, per cui potrebbero essere impiegate le nuove risorse trovate, i due principali esponenti, premier Renzi e ministro dell’Economia Padoan, tacciono in merito e non si tratta di nulla di ben promettente.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il