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Indulto e Amnistia: novità della settimana. Facciamo il punto

L'approvazione dei provvedimenti di amnistia e indulto sembra bloccata, ma fuori dal Palazzo si moltiplicano gli appelli a trovare una soluzione allo stato delle carceri in Italia.




Il dibattito su amnistia e indulto e sulle condizioni delle carceri in Italia viaggia su due piani paralleli. Da una parte c'è quello istituzionale che passa dai disegni di legge su cui con una certa lentezza prosegue il confronto nelle commissioni competenti. Dall'altra c'è quello fuori dalle stanze del potere ovvero gli appelli attraverso le piazze reali e quelle virtuali dei social network alla definizione di un provvedimento per rendere più sostenibili gli istituti penitenziari.

A tal proposito ha fatto sentire la sua voce anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando: "Il parlamento ha fatto un lavoro importante sul sovraffollamento carceri in un clima generale drogato dalla propaganda della paura che ha condizionato l'opinione pubblica".

A un anno esatto dal messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulle condizioni delle carceri in Italia e sullo stato della giustizia, si sono fatti sentire i radicali italiani che hanno depositato un esposto presso la Procura Regionale della Corte dei Conti del Lazio. I punti centrali sono due: è vero e a quanto ammonterebbe il danno erariale dell'Italia in relazione alla "mancata attuazione di concrete e urgenti riforme volte a impedire il reiterarsi delle violazioni della convenzione europea dei diritti dell'uomo"? E ancora, chi sono i responsabili del danno?

Questa è stata anche la settimana del parere critico del nuovo Consiglio superiore della magistratura sul decreto legge che accorcia di un terzo sia le ferie dei togati. Il decreto legge sulla giustizia civile, firmato dal capo dello Stato Giorgio Napolitano il 12 settembre, prevede misure per lo smaltimento dell'arretrato. Tra queste il ricorso ad arbitrato o negoziazione assistita da avvocati invece del processo civile. E la riduzione delle ferie dei magistrati: da 45 a 30 giorni. L'Associazione nazionale magistrati ha criticato le misure, giudicate inefficaci. La sesta commissione del Csm ha rilevato dubbi di costituzionalità, anche per il ricorso al decreto legge.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il