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Pensioni uomini e donne riforma Governo Renzi: novità avrebbero solo vantaggi quota 100, 62 anni e 35 contributivo

Tutte le proposte di uscita anticipata al vaglio per una riforma pensioni Renzi: quali sono, benefici., vantaggi e risparmi che permetterebbero nel tempo




“Le riforme non sono più procrastinabili soprattutto perché una grande fetta del Paese, composta da pensionati, percettori di reddito fisso, piccoli imprenditori, è ormai in ginocchio. Sono loro il vero motore dell’Italia. Per il rilancio, occorre ripartire da qui varando provvedimenti mirati ad abbassare le tasse e il costo del lavoro”: queste le ultime dichiarazioni di Bruno Tabacci che risuonano oggi, quasi alla vigilia della presentazione della Legge di Stabilità 2015, come un vero e proprio monito, non l’unico dal mondo politico. Sono in tanti, infatti, coloro che finora hanno richiesto interventi volti a garantire maggiore flessibilità pensionistica per modificare l’attuale riforma pensioni.

I requisiti sono troppo rigidi e tenderanno ad esserlo ancora di più, considerando il sistema di crescita dell’età pensionabile prevista dalla legge Fornero adeguata all’aspettativa di vita. Se non si vuol seguire tale schema è necessario agire in fretta, come del resto aveva auspicato anche l’ex commissario straordinario Inps, Vittorio Conti. Secondo Conti, infatti, “La struttura di riferimento del sistema previdenziale deve essere più flessibile in relazione ai tempi e ai modi di uscita dal mercato del lavoro. Il problema è quello di non stabilire una data di uscita dal lavoro fissa, uguale per tutti. In base alla contribuzione raggiunta si può decidere se andare avanti o meno. Non è giusto un trattamento uguale per tutte le tipologie di lavoro”.

Perché allora non inserire nella Legge di Stabilità uno di quei sistemi di uscita anticipata che permetterebbero al lavoratore di andare in pensione prima dei 66 anni oggi previsti ma senza costi aggiuntiti per Stato o Inps perché a costo zero? La risposta ancora difficile. Si tratta di meccanismi che, a differenza di un’erogazione di bonus o aumenti sulle pensioni minime, non richiedono soldi, perchè prestito pensionistico, uscita anticipata a 62 anni con 35 anni di contributi, sistema contributivo per tutti, nonché uscita a Quota 100 sempre con 35 anni di contributi, prevedono, a fronte della possibilità di uscita prima dal lavoro, penalizzazioni che, in alcuni casi, come il contributivo, sarebbero anche pesanti.

Si verrebbe, dunque, a creare una sorta di bilanciamento tra uscita anticipata e penalizzazione, con una serie di benefici a vantaggio non solo dei lavoratori che avrebbero l’opportunità di lasciare prima il lavoro, cosa positiva soprattutto per categorie di lavoratori come precoci e usuranti che impegnati in attività piuttosto pesanti, ma anche dello Stato perché, non solo sarebbero a costo zero, ma nel tempo riuscirebbero anche a produrre benefici.

Permettendo infatti il prepensionamento a lavoratori più anziani che lo desiderassero si innescherebbe quel meccanismo di turn over e alternanza a lavoro tra più anziani e giovani in cerca di lavoro, incidendo pertanto sull’andamento dell’occupazione. Inoltre, nel caso del sistema contributivo per tutti, prevedendo questo meccanismo tagli di circa il 30% sulle pensioni di coloro che decidono di uscire prima a fronte del calcolo pensionistico finale esclusivamente con metodo contributivo, se ne ricaverebbero, nel lungo periodo, risparmi che potrebbero essere reinvestiti sempre nel mondo previdenziale.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il