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Pensioni anzianità e vecchiaia riforma Governo Renzi: novità prestito, quota 100, contributivo sarebbero solo positive per tutti

Come intervenire sulla riforma pensioni Fornero con novità uscita anticipata senza costi aggiuntivi: i sistemi allo studio e cosa prevedono




Piani a costo zero per garantire l’uscita anticipata dal lavoro con diversi vantaggi e benefici anche in termini di risparmi: si potrebbe intervenire con prestito pensionistico; uscita anticipata a 62 anni, con 35 anni di contributi ma con penalizzazioni; sistema contributivo da estendere anche agli uomini e uscita a Quota 100. Il prestito pensionistico consentirebbe al lavoratore di uscire prima dei 66 anni richiesti dalla riforma pensioni Fornero con un anticipo sulla pensione da restituire quando si raggiungono i requisiti richiesti.

E’ una soluzione di uscita anticipata a costo zero che potrebbe benissimo rientrare nella Legge di Stabilità perché l’anticipo al lavoratore sarebbe una parte della pensione che il lavoratore comunque riceverebbe una volta maturata la pensione effettiva, la differenza è che una parte di essa verrebbe erogata in anticipo. L’Inps, dunque, darebbe al lavoratore esattamente quello percepirebbe una volta maturata la pensione effettiva e nulla di più.
 
L’uscita a 62 anni prevederebbe, invece, penalizzazioni calcolate in base all’anno di uscita anticipata rispetto ai 66 anni, e incentivi per chi invece dovesse rimanere a lavoro fino a 70 anni; mentre il sistema contributivo, che continua a rimanere l’ipotesi migliore da attuare anche perché dovrebbe essere solo prorogato vista l’esistenza già dell’opzione contributivo valido quest’anno solo per le donne.

Questo piano permetterebbe a uomini e donne di andare in pensione prima, a 57 anni i dipendenti e a 58 gli autonomi, ma esclusivamente calcolando l’assegno pensionistico finale con metodo, appunto, contributivo, che, rispetto al calcolo con il retributivo, prevederebbe un assegno ridotto, permettendo anche, nel lungo periodo, di accumulare risparmi visto che prevede tagli degli assegni di quasi 30%.

E’ chiaro, dunque, come questi meccanismi funzionino senza richiedere risorse aggiuntive eventuali, non incidendo, dunque, sui conti pubblici e, al contempo, spingerebbero anche sulla strada di una crescita e produttività. Considerando, infatti, la possibilità data ai lavoratori più anziani di lasciare prima il lavoro, si libererebbero posti di lavoro che potrebbero essere poi occupati da nuovi giovani in cerca di lavoro. Questo meccanismo potrebbe pertanto impattare anche sulla situazione occupazionale di Italia.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il