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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: scambio di voti, discussioni segrete in corso. Modifiche solo se passa Legge Lavoro

Accordo sul Jobs Act in cambio delle concessioni sulle pensioni: cosa sta succedendo davvero all’interno del governo in discussioni su lavoro e pensioni?




E’ tutto ancora molto vago e confuso sul capitolo previdenza e modifiche eventuali alla riforma pensioni Fornero. Le proposte di intervento ci sono, molte delle quali sostenibili da un punto di vista economico perché si tratta di piani di uscita anticipata studiati a costo zero, il dibattito va avanti da mesi, eppure al momento sembra difficile che nella prossima Legge di Stabilità rientrino modifiche pensionistiche in tal senso, stando almeno alle novità e ultime notizie che trapelano.

Diverse le misure allo studio da inserire nella nuova Legge, dal Tfr in busta paga alla conferma del bonus di 80 euro ma nulla su riforma pensioni e uscita anticipata; diversi gli impegni che tengono occupato il governo in questi giorni, discussione del Jobs Act su tutto, eppure bisognerebbe pensare a cambiare il sistema previdenziale, come richiesto, tra l’altro, da tutti. In realtà finora si sono, come si suol dire, fatte solo ‘parole’, si sono susseguiti annunci e proposte ma mancano ancora interventi concreti e, senza una forte presa di posizione tra chi vuole attuare modifiche alle pensioni come Cesare Damiano, il sottosegretario Baretta, sindacati  e forse anche il ministro del Lavoro Poletti non si farà nulla.

Probabilmente bisognerà arrivare allo scontro esattamente come accaduto per il Jobs Act, anche perché, ad oggi, premier Renzi e ministro Padoan, non pronunciandosi sulla questione, stanno chiaramente dimostrando di non essere intenzionati ad agire per il momento. Eppure qualcosa potrebbe succedere, ma è tutto un ‘gioco’ che si sta svolgendo tra i tempi di discussione e approvazione delle misure del Jobs Act, qualcosa di interno.

Gessica Rostellato del M5S, membro della Commissione Lavoro Pubblico e Privato, si dice favorevole “al Tfr facoltativo, ma a discrezione delle imprese. Ci sono dei pro e dei contro. Allora, il lavoratore si vede arrivare più soldi in busta paga: ha più capacità di spesa. Ma bisogna anche pensare che se quegli euro in più ce li ha adesso, non li avrà dopo. Gli snodi della questione sono due: il Trattamento di fine rapporto, in origine, era stato concepito come autofinanziamento per le aziende. Nel senso che queste non davano questa parte di retribuzione alla fine del mese, ma la tenevano da parte. Ecco, se noi lo togliamo, priviamo alle imprese queste risorse. È anche vero, però, che ci sono delle piccole imprese che avrebbero piacere di liquidare il Tfr mensilmente per non ritrovarsi a dover sborsare grosse somme alla fine. Penso dunque che la possibilità di corrispondere il Tfr in busta paga debba essere facoltativa. Un obbligo potrebbe essere alquanto deleterio”.

E sulla flessibilità in uscita di Cesare Damiano: “È una proposta largamente discussa in Commissione e non è per niente cattiva. Il fatto è che noi saremmo per una rivisitazione completa dell’impostazione data dalla riforma Fornero, che vorremmo abrogare in toto, partendo anzitutto dall’abbassamento dell’età pensionabile perché andare in pensione a 67-70 anni è inaccettabile. Non escludo che si stiano accordando con Damiano per un punto di incontro sul Jobs Act alla Camera, dando in cambio delle concessioni sulle pensioni”.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il